Rilevazione dei prezzi al consumo

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Istruzioni per l'uso

Sommario

Cosa significa

A cosa serve

Il paniere

La commissione comunale di controllo per la rilevazione dei prezzi al consumo

Il segreto statistico

Leggiamo i dati di Arezzo


MERCATO 2.jpg MERCATO.jpg SPESA.jpg


Cosa significa

La rilevazione dei prezzi al consumo, svolta ogni mese da 80 Comuni capoluogo di provincia ( tra i quali il Comune di Arezzo ), ha lo scopo di rendere disponibili molte ed articolate informazioni sui prezzi praticati a livello locale, riferiti ad un complesso di beni e servizi (definiti “prodotti”) che costituiscono un  paniere , costruito dall’ISTAT ed aggiornato annualmente.

L’ISTAT è titolare della rilevazione e procede direttamente a rilevare circa il 16% dei prezzi dei prodotti inseriti nel paniere (tariffe, comunicazioni, trasporti aerei, marittimi, ecc..).

Ma  il restante 84% della rilevazione è compiuta, giorno per giorno, mese per mese, da dipendenti dei Comuni che fanno riferimento agli Uffici Comunali di Statistica facenti parte del SISTAN (Sistema Italiano di Statistica), che mensilmente fanno affluire all’ISTAT circa 500 mila quotazioni di prezzo.

Il Comune di Arezzo si è dotato, per questa attività, di 2 rilevatori che, nel periodo compreso tra il 1° e il 21° giorno di ogni mese, raccolgono le quotazioni di prezzo di 734 tipologie di prodotti, rivolgendosi direttamente a 542 ditte (le così dette “unità di rilevazione”) distribuite su tutto il territorio comunale, in modo da rappresentare correttamente il tessuto distributivo di beni e servizi (piccolo, medio, grande commercio; settore artigianale; settore professionale; aziende pubbliche di servizi ).

E’ rilevato anche l’andamento degli affitti ad uso abitativo attraverso 112situazioni contrattuali, relative al mercato privato (88 locazioni) e all’edilizia residenziale pubblica (24 locazioni).

I dati così raccolti, dopo il 21° giorno di ogni mese, sono “caricati” in un apposito programma informatico e trasmessi all’ISTAT, che provvede alla loro elaborazione e validazione, utilizzandoli a livello nazionale per valutare l’andamento dei prezzi al consumo.

LOGO STATISTICA.jpg Attraverso questo percorso (con il contributo fattivo dato mensilmente dalle Amministrazioni Comunali) l’ISTAT produce tre tipi di indici dei prezzi al consumo:

NIC ( indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività ): è utilizzato come misura dell’inflazione a livello dell’intero sistema economico, considerando l’Italia come fosse un’unica, grande famiglia di consumatori

FOI ( indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati ): si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo ad un lavoratore dipendente (operaio o impiegato); è l’indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato

IPCA ( indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’Unione europea ): assicura una misura dell’inflazione di livello nazionale comparabile con il livello europeo, per verificare e misurare la convergenza delle economie dei diversi stati dell’Unione.

 

A cosa serve

CARRELLO SPESA

Misurare l’inflazione

L’inflazione è il fenomeno riferito all’aumento continuo e generalizzato dei prezzi, con tendenza a ripetersi nel corso del tempo.

Dunque un aumento dell’inflazione corrisponde ad una situazione in cui aumenta la velocità di crescita dei prezzi, mentre una riduzione dell’inflazione si verifica nel caso in cui i prezzi, pur essendo in aumento, crescono ad una velocità minore.

Al contrario, si parla di “deflazione” quando i prezzi mostrano una tendenza diffusa e persistente a diminuire.

L’inflazione incide sul potere di acquisto della moneta. Se crescono i prezzi di un determinato “paniere” di prodotti in un dato periodo di tempo, a parità di moneta spesa, sarà possibile acquistare quantità sempre minori dei prodotti che costituiscono lo stesso paniere.

L’inflazione può essere misurata, calcolando ogni mese le variazioni dei prezzi di un insieme di beni e servizi.

Nel nostro Paese il calcolo dell’indice dei prezzi al consumo è affidato all’ISTAT che mensilmente elabora le variazioni della spesa delle famiglie italiane attraverso la variazione dei prezzi di un paniere composto da circa 1.200 prodotti (beni e servizi di ogni tipo), rappresentativi di tutti quelli effettivamente consumati dalla generalità delle famiglie.

I prodotti sono scelti all’inizio dell’anno, inseriti nel paniere e monitorati nell’arco dei 12 mesi.

 

Il paniere

SACCHETTO SPESA.jpg Ogni prodotto inserito nel paniere dell’ISTAT è “ponderato”: cioè gli è attribuito un peso proporzionale al grado di importanza che quel prodotto assume all’interno del paniere, collegabile alla quantità e alla frequenza di acquisto, alla sua importanza sul totale dei consumi.

Il paniere è complesso ed articolato; si suddivide in 12 settori, denominati "divisioni", ognuno con un proprio peso:

  • prodotti alimentari e bevande analcoliche
  • bevande alcoliche e tabacchi
  • abbigliamento e calzature
  • abitazione, acqua, elettricità e combustibili
  • mobili, articoli e servizi per la casa
  • servizi sanitari e spese per la salute
  • trasporti
  • comunicazioni
  • ricreazione, spettacoli e cultura
  • istruzione
  • servizi ricettivi e di ristorazione
  • altri beni e servizi

Ogni "divisione" è articolata in gruppi, classi di prodotto, sottoclassi, segmenti di consumo, posizioni rappresentative. 

Queste ultime sono particolarmente importanti: costituiscono un campione di beni e servizi specifici, selezionati secondo il criterio della prevalenza, cioè scegliendo i prodotti che rappresentano le maggiori quote di consumo da parte delle famiglie italiane e si possono trovare agevolmente su tutto il territorio nazionale. Su questo campione di prodotti o gruppi di prodotti vengono calcolati mensilmente i relativi indici dei prezzi al consumo.

Tanto maggiore è il peso di una “voce di prodotto” sul totale dei consumi delle famiglie, tanto più vasto deve essere il numero delle “posizioni rappresentative” che la compongono e contribuiscono a misurare l’evoluzione dei prezzi.

Ovviamente il paniere viene rivisto ed aggiornato ogni anno perché deve rappresentare realisticamente i comportamenti di acquisto delle famiglie italiane tenendo conto dei mutamenti che – per motivi economici, sociali, culturali – intervengono sulla struttura dei consumi della popolazione o sono determinati dalla diversificazione dell’offerta dei beni sul mercato.

 

La Commissione comunale di controllo per la rilevazione dei pezzi al consumo

COMMISSIONE.jpg Istituita nel 1927 in ogni Comune capoluogo di provincia, a fronte di una grave situazione economica che impose la rilevazione dei prezzi nei Comuni capoluogo e l’introduzione di misure di controllo sulle dinamiche inflazionistiche, questa Commissione è stata nuovamente organizzata nel 1975 e più recentemente disciplinata con direttiva ISTAT n. 5308 del 26 luglio 2005.

Ogni mese la rilevazione dei prezzi compiuta nel territorio comunale viene analizzata dalla Commissione, ponendo in particolare evidenza i prodotti che, rispetto al mese precedente, registrano i maggiori scostamenti, in aumento e in diminuzione.

Compongono la Commissione i rappresentati delle categorie economiche, a rotazione, con rinnovo ogni due anni.

La Commissione operante presso il Comune di Arezzo è stata nominata dal Sindaco (Ufficiale di Statistica, ai sensi del D. Lgs. 267/2000, articoli 50 e 54). Per il periodo 2019-2020 è così composta:

Presidente

  • Assessore Alberto Merelli - Presidente, delegato del Sindaco;

Componenti

  • dott. ssa Rossella Iannaccone - direttore Ufficio Servizi Demografici e Statistica, anche con funzioni di sostituto del Presidente in caso di assenza o impedimento;
  • dott. Mario Conti - rappresentante Direzione Territoriale del Lavoro di Arezzo;
  • dott. Domenico Asprella Libonati - delegato dal dirigente dell'Ufficio Statistica della CCIAA di Arezzo;
  • sig. Mario Landini - rappresentante associazioni categoria commercianti;
  • dott.ssa Laura Caccialupi - rappresentante associazioni categoria industriali e artigiani;
  • dott. Giorgio Del Pace - rappresentante associazioni categoria agricoltori; 
  • sig. Sileno Menci - rappresentante CGIL;
  • sig. Giovanni Guantini - rappresentante CISL;
  • sig. Ettore Tartaglini - rappresentante UIL; 

Segreteria

  • sig. Sauro Sereni - Ufficio Servizi Demografici e Statistica.


    Il segreto statistico

    SEGRETO.jpg La rilevazione dei prezzi al consumo si può realizzare soltanto attraverso la collaborazione attiva e costante dei soggetti mensilmente intervistati (soprattutto commercianti, artigiani, professionisti).

    E’ una collaborazione che deve fondarsi sulla riservatezza delle informazioni raccolte, da parte di tutti i soggetti pubblici interessati al procedimento (rilevatori, responsabile e dipendenti dell’UCS, membri della commissione comunale, addetti all’elaborazione statistica presso l’ISTAT di Roma).

    La normativa, a tale proposito, è chiara.

    L’art. 8 del D. Lgs. 322/1989 stabilisce:

    “Le norme in materia di segreto d’ufficio previste dal vigente ordinamento dell’impiego civile dello Stato si applicano a tutti gli addetti agli uffici di statistica […]”

    Il successivo art. 9 dispone:

    “1. I dati raccolti nell’ambito di rilevazioni statistiche comprese nel programma statistico nazionale da parte degli uffici di statistica non possono essere esternati se non in forma aggregata, in modo che non se ne possa trarre alcun riferimento relativamente a persone identificabili e possono essere utilizzati solo per scopi statistici.

    2. I dati di cui al comma 1 non possono essere comunicati o diffusi, se non in forma aggregata e secondo modalità che rendano non identificabili gli interessati ad alcun soggetto esterno, pubblico o privato, né ad alcun ufficio della pubblica amministrazione. […]” 

    Tali norme trovano specifico riferimento anche nella normativa vigente in materia di trattamento dei dati personali (D. Lgs. 196/2003, al quale è allegato il Codice di deontologia e buona condotta riguardante l’ambito della ricerca statistica).

    D’altra parte, sui soggetti intervistati grava l’obbligo di “fornire tutti i dati che vengano loro richiesti per le rilevazioni previste dal programma statistico nazionale […]. Coloro che non li forniscano, ovvero li forniscano scientemente errati o incompleti, sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria […]”: così stabilisce l’art. 7 del D. Lgs. 322/1989.

     

    Leggiamo i dati di Arezzo

    PIAZZA GRANDE.jpg Nel rispetto delle vigenti norme sulla produzione dei dati statistici e sul segreto statistico,  l’ISTAT consente ai Comuni che partecipano al calcolo dell’indice nazionale di pubblicare e diffondere i dati derivanti dalla rilevazione dei prezzi al consumo .

    Con direttiva del 25 gennaio 2005, l’ISTAT ha stabilito:

    “dopo la pubblicazione dei dati nazionali definitivi, è possibile la diffusione, di concerto tra l’ISTAT e questi Comuni, sia degli indici NIC e delle relative variazioni a livelli più disaggregati della classificazione standard, sia dei dati medi sui livelli di prezzo relativi a specifiche tipologie di prodotti […] per tali prodotti, oltre alla media delle quotazioni di prezzo rilevate, possono essere diffuse anche la quotazione minima e quella massima”.

    Su questi presupposti, l’Ufficio Servizi Demografici e Statistica del Comune di Arezzo diffonde attraverso il proprio sito web i principali risultati della rilevazione dei prezzi effettuate a livello comunale.