Il colle del Pionta, dove sorge la cittadella universitaria di Arezzo, ospitò fino al 1203 l’episcopio con il duomo vecchio. In quell’anno, la cattedrale fu trasferita intra moenia a seguito di una bolla di papa Innocenzo III. L’antica sede vescovile era composta da due chiese cattedrali, la prima conosciuta con il titolo di Santa Maria e Santo Stefano, l’altra era il tempio di San Donato. Il sito fu definitivamente abbandonato nel 1561 quando il granduca Cosimo I ne ordinò la distruzione. A seguito di questa, il vescovo Usimbardi fece costruire nel 1610 una piccola chiesa dove si conservano i reperti ritrovati durante le varie campagne archeologiche che hanno messo in luce i resti proprio di Santa Maria e Santo Stefano, datata tra la fine del VII e la prima metà del secolo VIII.
Da questi accenni si può intuire la portata storico-culturale del colle del Pionta, davvero unico nel suo genere per cui l’amministrazione lo ha individuato come un patrimonio da valorizzare. La sua naturale collocazione urbana si presta a questo intento.
Pasquale Macrì: “una bella notizia per tanti motivi: un'associazione sta facendo con esperti di elevata categoria scientifica uno studio che inizierà il 20 marzo sull'area del duomo vecchio. Cercare le radici culturali in un momento in cui stanno tornando fuori i poli del culto, della cristianità aretina, in Fortezza accredita ulteriormente il valore della nostra città e della nostra attività di amministratori”.
Franco Dringoli: “una spinta in più a lavorare al recupero complessivo del Pionta. Il contesto è vincolato da un punto di vista paesaggistico e archeologico. È un'area interamente pubblica, caratterizzata da alcuni episodi anche spiacevoli che vogliamo superare attraverso un processo complessivo di riqualificazione che va dall'illuminazione alla pulizia, funzionale ai rilievi e alle ricerche che verranno svolte”.
“L’Associazione Culturale di Academo ‘Roberta Pellegrini’ – ha sottolineato il presidente Mauro Mariottini – ha inteso farsi carico di un intervento mirato da un lato alla raccolta, alla conoscenza e alla divulgazione delle ricerche svolte fino a ora, dall’altra a un progetto di sistemazione e salvaguardia del sito. C'è una città parallela da scoprire, il centro del potere per secoli. Ci serviremo di un drone per i rilievi aerei, poi elaboreremo i dati per arrivare a una proiezione, a una ricostruzione virtuale della cittadella, possibile all'80-90%, che veicoleremo on line. Obiettivo della prima fase è rendere accessibile e comunicare al grande pubblico il patrimonio culturale del Pionta attraverso applicazioni tecnologiche caratterizzate da un elevato impatto comunicativo, da un’elevata qualità scientifica e da contenuti culturali”.
Già nel 2006 a cura della professoressa Molinari dell’Università di Siena, della professoressa De Minicis dell’Università della Tuscia e grazie alla collaborazione scientifica della professoressa Corchia dell’Università di Siena, erano state effettuate indagini conoscitive e diagnostiche, con l’utilizzo di magnetometria, resistività e georadar. Tali studi saranno assunti come punto di partenza.