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Consiglio Comunale 27 marzo 2018 / organizzazione dei servizi per l’infanzia anno scolastico 2018-2019

Un’organizzazione nuova dei nidi Peter Pan e Masaccio e la decisione di non attivare nuove sezioni all’Orciolaia: queste le due azioni principali della riorganizzazione del servizio educativo per l’anno 2018/2019.

“In poche mosse – ha sottolineato l’assessore Lucia Tanti – riusciamo a lasciare invariati il numero dei posti disponibili ai nidi mettendo a sistema l’offerta tra la gestione diretta e quella indiretta. Quanto all’Orciolaia non ha senso aumentare ancora i posti in assenza di domanda potenziale e in presenza di altre scuole dell’infanzia nella medesima zona con posti vuoti. Risulta evidente inoltre che sia all’Orciolaia che a Masaccio è tempo di un utilizzo degli spazi che permetta più fruibilità e più agio per i bambini e gli educatori. Si conferma la disponibilità del passaggio della scuola paritaria dell’infanzia Acropoli all’istituto statale Cesalpino facendo però in modo che questo passaggio non interrompa il percorso educativo avviato. Sarà quindi, se lo Stato confermerà le risorse, un passaggio graduale che coinvolgerà solo i nuovi iscritti. Questa nuova organizzazione prevede poi l’assunzione di due unità di personale per le scuole a gestione diretta che si sommano a quelle già fatte negli scorsi anni e grazie alle quali abbiamo ‘blindato’ il sistema a gestione diretta bloccando la gestione di larga parte dell’offerta educativa al sistema delle cooperative e anche abbassando l’età media degli educatori. È tuttavia evidente che il tema di nuovo personale non può essere che valutato a fronte della domanda presente in città, così come in merito all’apertura di nuove sezioni solo una visione volta allo spreco di risorse pubbliche può pensare che a fronte di meno bambini, dato che purtroppo caratterizza Arezzo e tutta Italia, si debba procedere in tale direzione e si lascino posti vuoti nel sistema. Altra cosa è un’organizzazione intelligente che continua a investire ma con oculatezza e mettendo a frutto le opportunità già esistenti.

Per queste ragioni – ha proseguito Lucia Tanti – questo modello organizzativo rispecchia il taglio politico e culturale che questa amministrazione ha voluto dare, fin dall’inizio del mandato, nella consapevolezza che l’educazione rappresenta il migliore degli investimenti. Due i punti qualificanti: un ripensamento complessivo del sistema attraverso una vera e propria politica di integrazione tra pubblico/comunale, pubblico/statale e privato. E il blocco, come già accennato, del progressivo e caotico affidamento della gestione dei servizi al sistema delle cooperative attraverso una politica di assunzioni, di valorizzazione e la miglior organizzazione delle risorse interne.

Reputo opportuno citare anche alcuni dati. Da un’analisi relativa al sistema integrato delle scuole dell’infanzia 3 - 6 anni emerge in maniera netta un significativo cambiamento: nell’anno scolastico in corso l’offerta complessiva dei posti messi a disposizione supera largamente la domanda effettiva e anche potenziale. I dati regionali confermano che nel 2017 c’erano in più 217 posti rispetto all’utenza potenziale e 310 rispetto a quella effettiva. Un trend confermato anche per l’anno scolastico 2018/2019: a parità di numero di posti a disposizione ce ne sono 187 in più rispetto all’utenza potenziale. Inoltre, nella fascia 0 - 3 anni è emersa una diminuzione dell’utenza potenziale per i nidi, dall’anno scolastico 2013/2014 a quello 2017/2018, pari all’8,3%. E relativamente allo stesso periodo le domande di ammissione sono diminuite del 21,7%. Lo schema organizzativo sottoposto quindi al Consiglio comunale scaturisce da una rilettura dei dati e dalla necessità di un’ottimizzazione e razionalizzazione dell’offerta educativa proposta e supportata dal Comune sia in relazione al numero dei posti messi a disposizione che a una loro miglior distribuzione sul territorio. A questo si aggiunge il dimensionamento delle strutture educative comunali in relazione alla loro capienza potenziale e quindi al numero delle sezioni all’interno delle strutture. Infine, è stato preso in considerazione il fabbisogno di personale educativo necessario per garantire un rapporto corretto tra educatore e bambino”.

Francesco Romizi: “un'impostazione ragionieristica che nasconde un taglio di posti-bambino nelle stretture dirette e non in quelle del privato sociale. Chiedo come verranno redistribuiti i 9 posti sottratti a Masaccio e Peter Pan e come verranno riorganizzate le sezioni superstiti. Vorrei anche capire perché si è taciuto sulla questione del tetto massimo ai bambini stranieri. Imbarazzo? Ma anche solo l'annuncio di una cosa del genere fa un servizio pessimo alla società che stiamo vivendo. Passi per la Casa delle culture che avete chiuso e che era un servizio per adulti ma tirare in ballo i bambini...”

Federico Scapecchi: “proprio perché non vogliamo fare classi ghetto non abbiamo pensato a tetti per alcuna categoria. Abbiamo ragionato sulla base di dati certi e di una convinzione: se vogliamo fare vera integrazione non possiamo pensare che questa si attui in classi dove uno su due è straniero e gli stessi insegnanti sono in difficoltà per motivi di lingua. Noi vorremmo stare dentro a un rapporto in cui i bambini stranieri siano attorno al 20% di media. La distribuzione attuale non è equa. Due esempi: la scuola Severi ha poco più del 5% in media di stranieri per classe, la IV novembre raggiunge il 39%. Riequilibrio”.

Matteo Bracciali: “la questione non è il posto in più o in meno ma la possibilità per bambini e famiglie di vedersi garantito il diritto universale a un percorso educativo continuo. Noi però nella scorsa consiliatura non siamo mai partiti dai numeri ma dalla persona. Il tema della disabilità, ad esempio, come lo gestiamo? Quali servizi mettiamo a disposizione? Così come il tema della conciliazione dei tempi vita-lavoro. La chiusura dei servizi educativi è la stessa che coinvolge i servizi sociali: la vicenda dello spazio famiglia a tale proposito è emblematica. Le promesse elettorali e le scelte concrete vanno in direzione opposta. Come volevasi dimostrare”.

Roberto Bardelli: “nessuna classe è stata esternalizzata, 15 insegnanti in più dal 2015. Altro che calcoli da ragionieri. Stiamo discutendo una riorganizzazione che nasce dal passaggio obbligato della mancanza di nuovi bambini dovuto al calo delle nascite. Inoltre, prima o poi, il problema degli stranieri dovrà essere affrontato, in termini di integrazione vera”.

“Angelo Rossi: “stiamo combinando esigenze socio-pedagogiche ed economiche. Lancio un appello ai membri dell'opposizione: vi invito a partecipare propositivi alle sedute della commissione. Siamo pronti a interloquire produttivamente”.

Paolo Lepri: “se c'è questo calo delle nascite, com'è che si sono assunti tutti questi insegnanti? In merito ai bambini stranieri, è evidente che si parla di figli di famiglie con maggiori difficoltà economiche che è difficile vedere in determinati quartieri. Di conseguenza: se da dove abitano si mandano in plessi scolastici ubicati nella parte opposta di Arezzo non si fa che aumentare il disagio. Non ne farei poi una questione di difficoltà linguistiche in classe: i bambini sono recettivi, apprendono benissimo. E di sicuro non pensano a un concetto come quello di discriminazione che è invece molto adulto”.

Luciano Ralli: “non si può portare una delibera senza citare una legge nazionale, la 107 del 2015, dove c'è un concetto di sostanza in cui si dice che dovremmo mettere in campo un sistema educativo 0 - 6: il diritto all'educazione parte dalla nascita”.

Egiziano Andreani: “la delibera dimostra come la politica si adegua ai tempi e alle nuove necessità che  pongono”. L'approvazione ha registrato 17 voti favorevoli; 6 i contrari.

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