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Approfondimento: la Ferrovia dell’Appennino Centrale, caratteristiche salienti e storia

Lunghezza 133,53 Km

Apertura: 1886

Chiusura: 1944

Scartamento: 950 mm

La FAC, ferrovia a “scartamento ridotto”, costruita tra il 1882 ed il 1886, è stata in esercizio fino alla tarda primavera del 1944, quando subì pesanti bombardamenti da parte degli alleati, quindi una totale e sistematica distruzione da parte delle truppe tedesche in ritirata (giugno 44).

La FAC è durata meno di un secolo. La storia inizia con un progetto, redatto dagli ingegneri Lapi e Gigli, approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e con un Regio Decreto del 9 giugno 1880, viene accordata una concessione a un Consorzio Umbro-Aretino nel 1881 e prevista una spesa per la costruzione di £ 5.885.000 alla quale parteciperà la Provincia di Arezzo con 200 mila lire dell’epoca. L’Impresa Martini e Lattanzi di Roma realizzò l’opera in meno di cinque anni e con una spesa, nel frattempo lievitata a oltre 15 milioni di lire. Fra Anghiari e Arezzo è presente il tratto che risultò più difficoltoso nella costruzione della ferrovia, qui abbiamo 21 delle 23 gallerie complessive.

Il “trenino” veniva chiamato anche “macinino”, “caffettiera”, sputafuoco”, “fischiasempre” e “veleno”, con riferimento ai miasmi che emetteva la locomotiva a vapore. Oltre al trasporto viaggiatori, la ferrovia assicurava il trasporto di merci locali di vario genere fra la Toscana, l’Umbria e le Marche: legname d’opera e da ebanisteria, legna da ardere, bestiame per le numerose fiere, tabacco e altri prodotti agricoli, cemento.

Il tracciato della FAC, nel tratto aretino, è molto interessante: prende quota con un lungo percorso e con pendenza massima del trenta per mille, esce da Arezzo (quota 250 metri slm - Km 0) si dirige verso Bagnoro (q. 300 - Km 5), Gragnone (q. 340 - Km 6), fa una prima curva al Molino della Botte, prosegue per Scopeti, quindi un’altra curva presso la Giostra, scollina al Torrino (q. 505 - Km 13), quindi discende per la Valcerfone, fino a Palazzo del Pero (q. 400 - Km 18), prosegue per Molin Nuovo (q. 340 Km 25), Pieve a Ranco, Le Ville di Monterchi (q. 300 - km 31), raggiunge la Valtiberina per terminare a Fossato di Vico.

La ferrovia presenta opere architettoniche pregevoli, frutto di tecnologie tradizionali integrate con l’ambiente naturale, con prevalente uso di muratura in pietra locale e laterizi. Solo il ponte sul Tevere, anch’esso distrutto per gli eventi bellici, era in carpenteria metallica. I caselli e le stazioni risentono dello stile costruttivo “eclettico” di fine ottocento, oggi alcuni fabbricati, destinati a uso privato, risultano malamente recuperati, altri sono abbandonati, altri ancora irrimediabilmente distrutti. Solo il Comune di Anghiari ha realizzato un  pregevole recupero della vecchia stazioncina.

L’ANAS, negli anni settanta, dette il colpo di grazia con la costruzione della “due mari”, nel tratto Arezzo-Palazzo del Pero: fra Castelsecco e il colle della Giostra e al valico del Torrino venne fatti dei profondi tagli alle colline per fare spazio alla nuova arteria, allora denominata “superstrada”.

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