Descrizione
La febbre per il ritorno degli Avanzi di Balera è evidentemente contagiosa. A dodici giorni dal debutto dello spettacolo “Dio, Sagra e Famiglia / Figli del trentennio avanzista”, in programma sabato 11 aprile alle 21:00 all’Auditorium Caurum Hall di Arezzo fiere e congressi, il botteghino registra il tutto esaurito.
“La cultura – ha ricordato il presidente della biblioteca Alessandro Artini – non è solo quella dei libri. Certo, i testi servono per elaborare un pensiero complesso ma cultura è anche quando una comunità cittadina pensa a se stessa e assume consapevolezza di un’identità. I tre ‘avanzi’ incentivano questo aspetto”.
In rappresentanza della Fondazione Guido d’Arezzo, Pier Luigi Rossi si è soffermato sul linguaggio: “l’aretino è una raccolta di idiomi di quattro vallate, frutto anche delle immissioni delle genti che vi sono passate, senza cedimenti al fiorentino dei dominatori. Con gli Avanzi di Balera, il linguaggio aretino si sposa con l’ironia e diventa manifestazione d’intelligenza”.
Il trio comico aretino, che con la sua veracità tagliente ha segnato la storia dell’intrattenimento locale, si appresta a festeggiare tre decenni di carriera, avendo esordito nel 1996, con una serata che si preannuncia memorabile. E la risposta del pubblico non si è fatta attendere.
In più, c’è una sorpresa per chi si è aggiudicato il biglietto: ogni spettatore, infatti, riceverà in omaggio una copia del libro-libretto “Aretini fori de l’orbita”. Edito da Mazzafirra Editrice e curato da Francesco Maria Rossi, il volume è un prezioso strumento per “capire gli Avanzi di Balera e la città di Mecenate, Vasari e Pupo”. L’opera raccoglie testi di firme illustri come Alberto Nocentini, Claudio Santori, Alessandro Artini, Santi Cherubini, Alessandro Lisi e dello stesso Francesco Maria Rossi. Non un semplice programma di sala, ma un vero e proprio compendio della filosofia “avanzista”, tra sagre, vernacolo e riflessioni sulla comicità che, come recita il sottotitolo pirandelliano del libro, “non riconosce eroi”.
L’evento, promosso da Biblioteca Città di Arezzo, Comune di Arezzo, Fondazione Guido d’Arezzo e Mazzafirra Arts & Culture, con il contributo di Giovanni Raspini, promette di ripercorrere decenni di risate, trasformazioni e tradizioni aretine, portando sul palco quello spirito, con un accostamento prossimo all’ossimoro, goliardico e profondo che ha reso i tre cabarettisti un’istituzione.
“Sono 15 anni – hanno ricordato Francesco Maria Rossi, Alessandro Lisi e Santi Cherubini – che non facciamo uno spettacolo insieme per cui ci sovviene un’espressione storica: ‘dove eravamo rimasti?’. Quando un politico si candida, in genere usa l’espressione: me lo hanno chiesto i cittadini. Stavolta tocca a noi dire, per giustificare la nostra discesa in campo: ce lo hanno chiesto i cittadini. D’altronde un partito lo abbiamo già, quello del Rapo, ma il sistema elettorale obbliga all’apparentamento. Una soluzione l’avevamo trovata, Beppe Angiolini, purtroppo è saltata, forse proprio perché ci hanno tacciato di massoneria ‘delle sagre’ a causa dell’Accademia del colesterolo”.