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Zone socio-sanitarie: i sindaci “convocano” il presidente Rossi ad Arezzo. L’assessore Lucia Tanti: “tutti uniti nel solo interesse dei territori, adesso spetta alla Regione darci risposte definitive”

Nota dell’assessore alle politiche sociali e sanitarie Lucia Tanti che il 2 agosto ha presieduto la conferenza dei sindaci al posto del sindaco Alessandro Ghinelli

Una scelta irrituale e anche evidentemente di rottura è quella presa dai sindaci della Zona Aretina, Casentinese e Valtiberina, che hanno deciso all’unanimità di chiamare a rapporto nella città di Arezzo il presidente Enrico Rossi il 30 di agosto. L’argomento è ormai noto alle cronache, e cioè lo spacchettamento della “zonona” e il ritorno alle tre Zone socio-sanitarie. Tutti i sindaci, nel complesso 23, il 2 di agosto hanno stabilito che la misura è colma e che le rassicurazioni formali dell’assessore Saccardi, non avendo trovato riscontro fattivo, non bastano più. E’ quindi tempo che il presidente Rossi prenda una posizione precisa in merito ad una delle questioni più scottanti delle politiche socio-sanitarie della Regione Toscana. Dinanzi alle mutevoli, numerose e contraddittorie assicurazioni, oggi i sindaci chiedono semplicemente di conoscere l’orientamento della Regione Toscana e chiedono di poter dire al presidente Rossi che la scelta che a suo tempo ha unito l’area aretina con Valtiberina e Casentino ha nei fatti impoverito tutti i Comuni di risorse e servizi. E’ proprio in base a questo impoverimento oggettivo che i sindaci di qualsiasi schieramento politico hanno ritenuto non più rinviabile un confronto con la Presidenza, proprio perché sia il presidente Rossi a decidere se la Regione da lui governata intende mortificare i territori, depotenziare i servizi, diminuire le risorse oppure se intende ascoltare la voce dei sindaci che ormai da un anno e mezzo denunciano una situazione non tollerabile. Il refrain della riunione è stato quindi unanime e si articola in pochi semplici concetti. Il primo: la “zonona” fa male a tutti i territori ed è per questo che si chiede di ritornare all’autonomia delle singole realtà territoriali. La seconda: se la Regione intende fare male ai territori i sindaci se lo vogliono sentire dire direttamente dal presidente Rossi. La terza: anche i riti della politica hanno necessità di avere un termine, è per questo che pur ringraziando sinceramente la vicepresidente Lucia De Robertis per la presentazione di una proposta di legge che certo va incontro agli interessi di questo territorio, non è possibile non tenere conto che la tempistica imposta dalla Regione e ancora stringente, obbliga tutti i Comuni a prendere decisioni entro il 30 di settembre, senza avere nessuna certezza che la proposta di legge verrà approvata. C’è la consapevolezza da parte di tutti che questa decisione si presenta come un elemento di rottura nei confronti della Regione, ma c’è altrettanta consapevolezza che dinanzi ad un disegno che fa male ai territori l’unica strada che i sindaci hanno è quella di sfidare direttamente la Regione e di riportarla alle proprie responsabilità. Da parte dei sindaci rimane l’atteggiamento di leale collaborazione nei confronti di tutti ma a questo punto prevale, come è giusto che sia, il dovere di comunicare direttamente al presidente Rossi che in materia socio-sanitaria il prezzo che stanno pagando i territori dell’aretino è davvero oggettivamente oltre la misura di guardia.

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