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Delegazione aretina a Sappada per la firma del gemellaggio anche nel Comune udinese

Dopo la firma del gemellaggio Arezzo – Sappada avvenuta lo scorso 4 novembre ad Arezzo, una delegazione aretina sarà a Sappada sabato 20 e domenica 21 gennaio. La firma del gemellaggio con Sappada, Comune italiano con poco più di 1.300 abitanti passato da poco dalla provincia di Belluno a quella di Udine in Friuli Venezia Giulia, isola linguistica germanofona e stazione turistica estiva e invernale è un percorso iniziato con la delibera di Consiglio Comunale dello scorso 25 settembre approvata all’unanimità. La stessa cerimonia che si è tenuta ad Arezzo si svolgerà quindi anche a Sappada. L’arrivo della delegazione locale, composta dal sindaco Alessandro Ghinelli, dagli assessori Lucia Tanti e Barbara Magi, dai consiglieri comunali Angelo Rossi e Tiziana Casi, dal rettore della Fraternita dei Laici Arturo Ghezzi e da due agenti della Polizia Municipale che accompagneranno il Gonfalone del Comune di Arezzo, è prevista per le 12 di sabato. Nel pomeriggio si terrà una passeggiata nelle borgate di Sappada vecchia e alle 17 la cerimonia ufficiale di gemellaggio nella sala del Consiglio comunale con l’intervento del sindaco di Sappada Manuel Piller Hoffer, del sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli a cui seguirà una testimonianza della storia di Arezzo e Sappada e la firma dell’atto di gemellaggio. Nel corso della cerimonia ci saranno alcuni interventi canori del coro ANA “Sorgenti del Piave”. Domenica alle 9 si terrà la Santa Messa nella chiesa di Santa Margherita cantata dalla parrocchiale di Santa Cecilia e alle 10,30, presso il Municipio, la cerimonia di svelatura della targa commemorativa della profuganza dei sappadini, con accompagnamento del locale gruppo bandistico.

Una storia di guerra cominciata con la rotta dell’esercito italiano dopo la sconfitta di Caporetto: tra il 28 e il 29 ottobre 1917 gli abitanti di Sappada, investiti dalla conseguente offensiva e occupazione austro-ungarica, vennero evacuati. Oltre 600 sappadini trovarono rifugio ad Arezzo e dintorni. Ma Arezzo ebbe un ruolo speciale: diventò sede extraterritoriale del municipio di Sappada. Il Comune di Sappada trovò dunque provvisoria ma degna collocazione in via Bicchieraia 13. Agli sfollati venne dato alloggio nelle ville della campagna aretina, altri sappadini alloggiarono a Quarata, altri ancora in tutta la provincia. Toccò al geometra sappadino Pietro Fasil, alla maestra Maria Kratter e al parroco Emidio Triero occuparsi dei compaesani, specie i più bisognosi. Il governo dava qualche lira per profugo, giusto il necessario per mangiare e vestirsi, allora don Emidio creò una cooperativa di consumo che ebbe sede in piazza Vasari. Ma Arezzo non restò a guardare: il Comune garantì l’istruzione scolastica, nominò gli insegnanti, reperì locali e fornì il materiale per le classi. Purtroppo durante l’estate del 1918, come ulteriore tragedia che si aggiungeva a quella bellica, scoppiò l’epidemia di spagnola e 72 esuli sappadini morirono ad Arezzo. Al termine del conflitto i profughi rimasero in Toscana fino alla primavera del 1919 per poi fare ritorno a casa nel marzo.

 

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