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“Positiva la scelta sui vaccini. Ora, senza ipocrisie i principi scientifici e di civiltà valgano in ogni situazione”

Dichiarazione dell’assessore alle politiche sociali, scuola e famiglia Lucia Tanti

La scelta del governo è stata finalmente chiara: i bambini da 0 a 6 anni, per poter frequentare il nido e la scuola materna dovranno essere sottoposti a 12 vaccini obbligatori, pena la mancata iscrizione.

Il comune di Arezzo per le proprie scuole, grazie al lavoro della giunta e della maggioranza, in particolare dei consiglieri comunali di Oraghinelli, aveva praticamente introdotto un principio di questo tipo nel regolamento sui criteri di accesso agli asili e alle scuole per l’infanzia comunali: in quest’ultimo è previsto infatti un esplicito richiamo, in tema di obbligatorietà dei vaccini, alla normativa sovra-ordinata. E adesso è intervenuta quella statale a togliere ogni dubbio.

Da ora subentra il problema di garantire l’applicabilità della normativa, che essendo stata adottata con decreto legge è già effettiva. Essa coinvolge enti e istituzioni come Asl e scuole ma soprattutto i genitori che dovranno dimostrare, per i loro bambini, la regolarità del libretto delle vaccinazioni o, in caso contrario, ottemperare o ancora, se non lo fanno, vedere i loro figli esclusi o sottostare a sanzioni in caso di scuola dell’obbligo. È per questo che nei confronti delle famiglie va proposto un grande progetto di sensibilizzazione a livello nazionale che si fondi su dati scientifici consolidati e che metta in risalto l’importanza della salute pubblica. I genitori devono capire che è un aspetto positivo distinguere tra opinioni personali e regole condivise. Su alcune questioni non ci si può appellare a convinzioni ideologiche o retaggi culturali: i vaccini rappresentano un passo fondamentale, supportato dalla comunità scientifica, per garantire ai figli, e all’intera comunità, una vita sana. Tuttavia, se questo principio vale per i vaccini deve valere tout court, anche in ogni altro caso, penso ad esempio ai bambini rom, per i quali si tollera da più parti che svolgano accattonaggio e non frequentino la scuola dell’obbligo e questo in nome di abitudini consolidate di un gruppo etnico o culturale. Oppure per alcune cure in ambito femminile che un certo fondamentalismo di tipo islamico vorrebbe negare o costringere in percorsi ad hoc.

Non credo possa essere messo in discussione il significato della scuola come istituzione che garantisce crescita culturale. Dunque, le nuove generazioni devono essere messe in condizione di frequentarla. A prescindere da tutto. Quindi mi aspetto dalla regione Toscana e dal governo nazionale gli stessi coraggio e determinazione.

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