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“Lo Spazio famiglia. Più che una casa, seppur diritta, è un vero e proprio caso”

Dichiarazione del consigliere comunale Francesco Romizi

Apprendiamo dall’assessore Lucia Tanti che una sinistra ideologizzata fa propaganda pre-elettorale impropria sullo Spazio famiglia. A parte il fatto che la data delle elezioni, nazionali e non locali, deve essere ancora fissata e i “motori” sono ancora lungi dallo scaldarsi, analizziamo i due punti della discussione.

Il primo: l’interruzione di un servizio, ovvero i percorsi di sostegno alla genitorialità su mandato dei tribunali, per ragioni meramente organizzative. Visto che i Comuni della zona sociosanitaria in cui Arezzo è compresa passano da 6 a 23, dice l’assessore Tanti, a gennaio del 2018 rivedremo il tutto. Che può anche andare come motivazione. Ma di cosa stiamo parlando? I percorsi di sostegno alla genitorialità su mandato dei tribunali coinvolgono genitori che nella fase della separazione optano per la via giudiziaria e non consensuale. Genitori con figli. Il tribunale, in genere alla prima udienza, può consigliare caldamente un percorso di sostegno alla genitorialità e inviare le due persone presso una struttura che lo compie. Diciamo per un tempo che va da un’udienza e l’altra. Un periodo breve, di pochi mesi, che questi genitori si prendono per uscire dalla conflittualità a tutela del figlio. Capiamo, dunque, che si tratta di un servizio pensato in funzione di soggetti deboli, i minori, e a supporto della famiglia, una sorta di ultima spiaggia per evitarne lo sfaldamento definitivo. Bene, questo servizio si interrompe. Come se chiudesse un reparto d’ospedale e si obbligasse i degenti a curarsi in strutture private. Verrà ripreso? Chi lo sa? Da pubblico, diventerà privato con un appalto ad hoc? Chi lo sa? I 29 percorsi di cui parla l’assessore, attivati dallo Spazio famiglia, sono completati o qualcuno è rimasto a metà del guado con questa interruzione? Chi lo sa? Mi sembra di mettere in fila una serie di domande che richiedono una risposta puntuale. L’assessore cominci a preparare le risposte perché al prossimo Consiglio Comunale presenterò un’interrogazione in merito.

Circa poi la sinistra ideologizzata, mi preme rimarcare una cosa: personalmente mai avrei concesso la presenza del Centro Aiuto alla Vita nei locali dello Spazio famiglia. Mai. Le strutture comunali hanno da restare laiche. Ma accetto questa cosa, nell’ambito della dialettica politica  che ha portato al governo della città una giunta di destra e un assessore che non distingue gli affari privati da quelli pubblici. E che non può rivendicare coerenza. Ogni atto di questa giunta orientato ideologicamente, infatti, ha visto l’assessore Lucia Tanti rivendicare tali scelte. Su tutte il mancato patrocinio al Toscana Pride che, se concesso, avrebbe dato il placito a una manifestazione fortemente divisiva sul piano delle coscienze. Mentre Lucia Tanti, oramai lo sanno anche i muri, è per una “città coesa”.

Bene, sappia che portando uno sportello anti-abortista allo Spazio famiglia ha compiuto una scelta esattamente di questo tipo: divisiva. Perché se esiste ancora un tema, a livello nazionale, fortemente caratterizzato da scarsa capacità di ascolto reciproco, questo è proprio l’applicazione della legge 194 e l’interruzione della gravidanza. Impedita perfino nelle strutture pubbliche, dove dovrebbe essere garantita sempre e comunque, dalla negativa diffusione dell’obiezione di coscienza. Noi saremo giacobini ideologizzati, ma qualcun altro è un ultra vandeano.

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