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“La cancellazione”: il recital sulla pulizia etnica degli italiani dell’Adriatico orientale

Scritto, diretto e interpretato da Paolo Bussagli. Sabato 10 febbraio alle 21, Teatro Pietro Aretino. Ingresso libero

Sabato 10 febbraio alle 21 in occasione del Giorno del Ricordo il Comune di Arezzo ospita il recital “La cancellazione” di e con Paolo Bussagli, presso il Teatro Pietro Aretino. Il tema è quello della memoria e dei rischi che si presentano quando la stessa viene meno. Ingresso libero.

Si tratta di un accorato percorso oratoriale all’interno del dramma che ha colpito gli italiani dell’Adriatico orientale. Un percorso fra documenti storici e brani lirici, attraverso toni epici, drammatici e intimistici e che pone una domanda cruciale: è davvero possibile cancellare un popolo con una tradizione millenaria come quello degli italiani dell’Adriatico orientale? È possibile cancellare la loro esistenza, fisica, la loro cultura, la loro storia?

Gli spettatori scoprono, lungo il percorso proposto, che non solo si è attuata una pulizia etnica ma, anche e soprattutto, che è stata scientemente perpetrata, per un tempo lunghissimo, una cancellazione della memoria, una negazione di ogni ricordo. E che questo è sempre e comunque il fine e la condizione di ogni pulizia etnica, di ogni opera di sterminio.

Il monologo offre una ricostruzione puntuale degli eventi e una generale riflessione delle responsabilità storiche. I vecchi crimini di guerra (quelli degli anni ’40) e i nuovi crimini di guerra (quelli degli anni ’90, durante la guerra civile nella ex-Juguslavia) sono continuamente posti in relazione e il pubblico giunge a comprendere che laddove non vi è memoria il crimine tende a riproporsi.

Lo spettacolo è dedicato a un giovane croato di nome Dragan, vittima e carnefice del recente conflitto, morto dopo avere commesso cose orribili, perché le cose orribili accadute 50 anni prima non erano state condannate, perché i carnefici di un tempo non erano stati né imprigionati né riprovati moralmente e quindi il crimine di guerra era rimasto nella coscienza collettiva come un modo normale di risolvere la difficoltà nella dialettica politica e civile.

Eppure, nello spettacolo, l’impresa del negazionista, l’impresa di “cancellare” la memoria, si mostra, infine, come un’impresa destinata al fallimento, perché la materia stessa ha memoria e si può ottenere una risposta alla domanda centrale: niente è perduto se la memoria è salva, niente è perduto finché la memoria viene trasmessa. La cultura istriana, la cultura dalmata, Fiume, Pola e Zara sono vive fino a quando le ricorderemo.

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