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“Ad Arezzo casa, qualcuno deve andare… a casa”

Dichiarazione del consigliere comunale Roberto Bardelli

Alla fine di marzo, Arezzo casa spa, la società che gestisce gli alloggi popolari per tutta la provincia, vedrà riunita l’assemblea dei soci per adeguare lo statuto ai nuovi dettami della legge Madia. Come noto, da troppi anni al timone della società suddetta c’è Gilberto Dindalini.

In Italia, i rappresentanti istituzionali o scelti per gli enti di gestione provenienti da una certa cultura ex (o poco ex) comunista sono una razza in via di estinzione. In linea con le recenti tendenze dell’elettorato che hanno decretato una cosa inequivocabile: la fine della sinistra. Definitiva. Le cause sono varie, ma credo che l’elettorato abbia voluto punire anche situazioni “alla Dindalini”, i cosiddetti, o presunti, inamovibili. Incuranti dei cambiamenti che invece si manifestano oltre l’uscio di casa. Nel nostro caso, trattasi anche di un cognome ricorrente, buono per una segreteria di partito, una carica di sindaco, una partecipata, un’azienda di gestione di servizi.

Arezzo casa da otto anni non ha più un direttore generale. Arezzo casa da otto anni ha invece un soggetto che somma su di sé le cariche. Che si guarda bene dal parlare con i dipendenti, che ha scontentato perfino i sindacati e che decide senza concertazione.

Quando il Consiglio Comunale di Arezzo ha deliberato, in seduta aperta, con voto unanime di bonificare gli edifici di edilizia residenziale pubblica di via Malpighi dall’amianto, indovinate chi ha detto “niet”. Mentre nel cda, solo il vicepresidente Lorenzo Roggi continua, imperterrito, una battaglia contro tutto e tutti.

Entro marzo però si profila una possibilità concreta di cambiare questo stato di cose, come accennato in premessa: la modifica dello statuto della società. Nuovi assetti, nuova redistribuzione delle cariche. E finalmente l’ingresso del terzo millennio perfino dentro Arezzo casa spa. Vediamo se l’uomo solo al comando se ne renderà conto.

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