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Sappada (BL) torna dopo 95 anni a “fare” municipio ad Arezzo

È stata ricevuta in Consiglio Comunale dal presidente Luciano Ralli una delegazione del comune di Sappada (Plodn nel dialetto tedesco sappadino, Sapade in friulano, Sapada in ladino, Pladen in tedesco), nota stazione turistica estiva e invernale, poco più di 1.300 abitanti in provincia di Belluno e una delle isole linguistiche germanofone del nord Italia.

Il motivo della visita è da collegare alla prima guerra mondiale che coinvolse direttamente Sappada a causa del vicino confine, tenuto costantemente dagli alpini e rifornito con la partecipazione dell’intera popolazione dalla fine di maggio del 1915 alla fine di ottobre del 1917. Si conserva memoria della dedizione con cui la popolazione civile di Sappada contribuì all’approvvigionamento di soldati italiani col concorso di donne, giovani e anziani, che durante la primavera del 1916 riuscirono addirittura a trascinare, a braccia, due cannoni da 149 fino ai laghi d’Olbe. In conseguenza della rotta di Caporetto, il fronte fu abbandonato in una precipitosa ritirata e Sappada evacuata. Più di 800 profughi furono riuniti ad Arezzo, dove trovò sede provvisoria anche il municipio di Sappada, finché gli stessi poterono tornare nella loro vallata il 22 marzo 1919.

“Arezzo è fiera della vostra presenza – ha esordito il presidente del Consiglio Comunale – e ringrazia chi ha reso possibile questa riunione: il vostro parroco don Michele, don Alvaro del duomo di Arezzo e la sezione locale dell’Associazione nazionale paracadutisti. Si ricongiungono due comunità con radici profonde sulla base della ricerca storica e del mantenimento della memoria. Credo che questa occasione sia un necessario momento di approfondimento utile per chiunque e soprattutto per le giovani generazioni”.

Con Luciano Ralli, erano presenti alla cerimonia i consiglieri comunali Gianni Pagliazzi, Roberto Ruzzi e Gianni Cantaloni. È stato proprio quest’ultimo a ricostruire la storia “aretina” degli abitanti di Sappada: “il municipio sappadino venne collocato in via Bicchieraia 1. L’impegno del prefetto del tempo permise il ricongiungimento di molte famiglie sappadine che nel lungo trasferimento ferroviario si erano inevitabilmente scomposte. In questo lavoro venne aiutato dalla maestra Maria Cratter che riuscì a rintracciare anche un bambino la cui famiglia era finita profuga in provincia di Genova. Per vivere, il governo stanziò per ogni sappadino 1,25 lire se singolo e 2 lire se era sposato. Ma la storia narra anche che i sappadini qui ad Arezzo non restarono con le mani in mano, impegnandosi in ogni lavoro utile alla comunità. Si costituì un comitato e nell’estate 1918 la febbre spagnola non risparmiò, purtroppo, neppure questi profughi. Ne morirono 72. Intanto a Sappada, durante il periodo difficile dell’occupazione austro-ungarica erano rimasti 327 sopravvissuti e questo incentivò il ritorno a casa anche di era ad Arezzo”.

Don Michele è l’organizzatore di questo pellegrinaggio dei sappadini nel luoghi del loro “esilio”: “se siamo qui oggi è per ringraziarvi della vostra ospitalità. Il nostro itinerario ha già toccato altre città toscane come Firenze, Cortona e Bibbiena e proseguirà in altre parti d’Italia”.

Don Alvaro: “conserviamo copie degli atti di battesimo in pieve di sappadini. Dunque, accanto a ricordi tragici legati al conflitto, è giusto rilevare come la presenza dei profughi sia stata anche accompagnata da bei momenti. Siamo dinanzi a una pagina di storia aretina che torna a galla dopo 100 anni, personalmente posso solo aggiungere un aneddoto legato a un mio campeggio organizzato dall’Azione cattolica proprio a Sappada che vissi accanto alla parlamentare Rosi Bindi”.

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