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Una guida alla mostra: la parola alla curatrice Barbara Rossi

Opere come Passanti (2008), Ciclone (2010) o Energia (2008) si contrappongono ad altre di segno prettamente psicologico dove la voglia di svincolarsi da una società a volte opprimente e omologata, pensiamo all’opera Verso il nulla (2007), porta l’artista al continuo bisogno di evasione e allo stesso tempo alla volontà di “sospendersi” da ogni sorta di scenario contemporaneo.

Il volo (2011), Ombre rosse (2001) e Il mondo allagato (2010) sono opere nelle quali come in una sorta di abbandono nostalgico Sorbello consegna alla società il desiderio utopico di libertà, scegliendo uno scenario più limpido dove appunto gli spazi visivi non hanno confini e l’elemento dell’aria in continuo movimento offre all’artista la possibilità di indagarlo immaginando una dimensione inusuale come quella del volo.

Il tratto pittorico fluido e spontaneo condotto con un pizzico di fantasia rende i paesaggi siciliani accomunabili alle grandi metropoli. Geometrie taglienti, ombre perdute fanno si che dalla quiete apparente fatta di scorci suburbani liquefatti, vedi Periferie (2001), emerga un mondo surreale quasi evanescente ma non per questo meno interessante da approfondire e forse da fantasticare con il pubblico.    

Avulse dal corpus principale delle opere ma altrettanto importanti in termini espressivi sono le due tele La carretta della speranza (2006) e Nudo (2008). Differenti nell’impostazione tematica ma accomunate dallo stesso significato. In entrambe vi si racchiude il dramma dell’essere umano, risolto attraverso un’intensa e raffinata composizione pittorica dove l’accentuata vivacità dei colori conferisce ai soggetti rappresentati la dignità inizialmente perduta.

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