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P.P.P. per un pugno di pietre

P.P.P.

Per un pugno di pietre

 

Personaggi principali

Allegra Webb: vecchietta amante dei fiori

Judith Grey: esperta forense

Roger Butler: commissario di polizia

Amir Edri: ricettatore ebreo

George Hill: assistente commissario di polizia

Jim Holliday: proprietario St. Mary’s Hotel

Henry Begum: agente di polizia

 

La porta era aperta e nulla sembrava essere stato toccato nel grazioso pianerottolo in stile Vittoriano di quella casetta immersa nelle campagne del Somerset. Fatto un cenno con la testa al mio collaboratore, perché desse un occhiata all’esterno dell’abitazione, aprii completamente l’uscio così che la luce del sole illuminasse  l’oscuro salone che si trovava oltre il mezzanino che avevo di fronte. Un lungo tavolo con al centro un vistoso candeliere a cinque braccia in argento, dominava la parte centrale di quell’imponente stanza che occupava gran parte del primo piano. Le persiane chiuse quasi completamente, permettevano a pochi e sparuti raggi solari di tagliare come lame la stanza da una parte all’altra, mettendo in risalto tutto quello che trovavano sul loro cammino. Un lieve profumo di rosa, come quello di talco aromatizzato, riempiva l’intero ambiente rievocando sentori e atmosfere d’altri tempi. Seguendo attentamente uno di quei raggi solari, notai da subito che dall’altro capo del lungo tavolo, due apparecchiature regali, composte da tre tipi di forchette differenti in argento Sheffield, due coltelli, tre bicchieri ognuno dei quali atto a ospitare diversi tipi di bevande e numerosi piatti tutti in porcellana finemente lavorata, attendevano di ospitare le ristagnanti pietanze che si trovavano ancora in un carrello da portata posto a breve distanza. Fatti alcuni passi in avanti venni come paralizzato da un forte odore di tortino d’anguilla che pervadeva l’intero salone non permettendo più di distinguere fragranza alcuna.

Cercai con l’indice della mano destra di azionare l’interruttore più volte ma senza alcun risultato, era come se l’impianto di illuminazione fosse completamente saltato. Tolto dalla tasca interna dell’impermeabile l’immancabile pacchetto di fiammiferi che sempre mi portavo dietro, mi inoltrai con cautela all’interno del salone, diretto con decisione all’alto candelabro che torreggiava al centro del tavolo. Il bagliore post sfregamento, illuminò placidamente la zona attorno a me, scoprendo nuovi particolari e oggetti che fino ad allora non ero riuscito a distinguere. Una dopo l’altra le cinque candele iniziarono a brillare portando un surreale e antico bagliore all’interno della stanza arredata in quello stile d’altri tempi, come del resto lo era la signora Webb. Fatti alcuni passi in avanti, l’occhio cadde subito sul carrello da portata che poco prima avevo intravisto nell’oscurità, nella coltelliera sopra di esso mancava chiaramente una delle cinque lame da arrosto, circostanza che mi immobilizzò per qualche secondo. Scostato l’impermeabile dal fianco sinistro, slacciai il piccolo nastro di cuoio che teneva chiusa la fondina, così che la mia Colt Python da due pollici e mezzo non cadesse per sbaglio. Poggiato il palmo sopra il calcio di quest’ultima, iniziai a risalire il tavolo dalla parte sinistra fino ad arrivare di fronte a un grosso oggetto per terra che però la luce del candelabro, non riusciva a rendere chiaro.

   “Tutto bene?”

Un forte bagliore proveniente da una porta poco distante mi accecò, costringendomi a portare di fronte agli occhi la mano destra.

   “Non proprio direi. Chiama il coroner e fai arrivare la scientifica di Taunton.”

Chinatomi sulle ginocchia e osservato con attenzione il corpo esanime che avevo davanti a me, non impiegai molto a capire che si trattasse proprio della persona che stavamo cercando: quella riversa per terra senza vita in una pozza di sangue era proprio l’anziana signora Allegra Webb. 

*****

Impartiti gli ordini ai miei uomini, affinché curiosi e giornalisti non invadessero la scena del crimine, sfruttando un momento di relativa calma, mi avvicinai alla breve scalinata che apriva al porticato della casa, proprio dove gli uomini della scientifica erano intenti a rilevare impronte e campioni da esaminare.

   “Quelle sono le sue orme, vero commissario?”

Voltatomi verso la voce femminile che mi aveva interpellato, notai con assoluto stupore che l’addetto forense mandatomi da Taunton era un’avvenente giovane signorina in camice bianco la quale con inopportuno sorriso, si stava avvicinando.

   “Come dice?”

Indicandomi con l’indice destro delle tracce sul pavimento in legno del porticato, la sconosciuta dottoressa mi fece ritornare alla mente la prima domanda.

   “Credo di si, comunque ho già fornito i suoi uomini di un calco della suola delle mie calzature, così che non ci possano essere più fraintendimenti.”

Arrivata a poca distanza e allungata la mano destra, l’esperta forense mi abbagliò nuovamente con il suo sorriso.

   “Sarà utile presentarsi… sono la dottoressa Judith Grey. Passeremo assieme una buona parte della giornata!”

Ricambiata la stretta di mano, tolsi il mozzicone di sigaro che tenevo fra le labbra.

   “Commissario Butler al suo servizio! Per qualsiasi domanda o delucidazione chieda pure di me, mi troverà senz’altro da queste parti.”

Anche se nella mia cittadina non capitava un omicidio da svariati decenni, non avevo mai gradito lavorare con la scientifica, tanto meno se a dirigerla c’era un’ipotetica saccente, fresca di laurea. Girati i tacchi e individuato con lo sguardo il mio collaboratore, mi avvicinai a lui a testa bassa, cercando quanto più possibile di evitare gli sguardi dei giornalisti del luogo, bramosi di domande; un omicidio nella piccola Wellington era un evento talmente destabilizzante che nessuno poteva farselo sfuggire.

   “Siamo riusciti a scoprire dai tabulati chi ha effettuato la chiamata di questa mattina?”

George Hill, figlio dell’ex-commissario di cui avevo preso il posto, nonché mio assistente da alcuni anni, estrasse dal taschino interno del suo cappotto un taccuino su cui iniziò frettolosamente a cercare quanto annotato.

   “La chiamata fattaci, chiaramente anonima, è stata effettuata da un telefono pubblico fuori città, di fronte al distributore di John Becker. Abbiamo chiesto alcune informazioni anche al benzinaio ma non ha saputo risponderci.”

Volto lo sguardo oltre il mio assistente, dove un verde e grosso tasso impediva qualsiasi visuale, iniziai a riflettere su quanto dettomi, fino a che una lampadina non mi si accese nella testa.

   “Dalla parte opposta al distributore, si trova un piccolo istituto di credito e quasi sicuramente si serve di telecamere a circuito chiuso. Manda Henry a controllare le registrazioni, magari qualcosa salta fuori.”

Senza nemmeno darmi il tempo di finire, Hill si diresse spedito all’auto di servizio, pronto a riferire in centrale quanto da me chiesto. La sua celerità e la sua intraprendenza erano sempre stati  i punti forti di quel ragazzo che senz’altro avrebbe fatto molta strada all’interno della polizia del Regno Unito. Nel frattempo, mi avvicinai nuovamente a lui, toccandolo sulla spalla e interrompendolo nel suo parlare.

   “Fai transennare anche il telefono pubblico… non appena la scientifica avrà finito qui la manderemo a rilevare qualche impronta.”

*****

La calda zuppa di cipolle che mi stavo gustando seduto al tavolo del mio ufficio in centrale, sembrava non volerne sapere di raffreddarsi, dal centro del piatto si alzava una nuvoletta di condensa che mi sconsigliava di prenderne una bella cucchiaiata. Poggiato il gomito sinistro sul tavolo e continuando nel lento e ipnotico mescolare, iniziai a entrare in un vorticoso pensare che in pochi secondi mi portò fuori dal commissariato, proprio davanti alla casa della signora Allegra Webb, misteriosamente e inspiegabilmente uccisa. Per ben cinque anni, quando ancora ero un pargoletto, ero stato suo studente nella piccola scuola elementare di Wellington, dove aveva continuato a insegnare letteratura e storia dell’arte fino a un decennio fa, quando aveva deciso di dedicarsi al suo hobby principale, cioè la floricoltura. La signora Webb, proprio grazie alla sua passione, era riuscita a far uscire la nostra cittadina dall’anonimato grazie a una fiera floreale che in pochi anni era divenuta una delle più importanti del paese, con espositori e coltivatori provenienti da mezza Europa e tutto questo senza mai guadagnarci una sterlina. Essendo rimasta sola dopo la morte del marito e non avendo avuto figli, la signora Webb viveva unicamente della sua pensione da insegnante, devolvendo tutto il ricavato delle fiere al municipio, facendo apportare notevoli migliorie al nostro piccolo centro, sempre bisognoso di qualche intervento. Proprio per questo, per l’aurea benevola che emanava quella tenera vecchietta e per il suo modo di porsi sempre gentile ed educato, non riuscivo a farmi una ragione per quella morte, né tanto meno riuscivo a mettere insieme i pezzi di quell’omicidio. Talmente era assurdo uccidere quell’innocua signora, che proprio nessuno poteva essere inserito in una lista di possibili sospetti.

Un trillo forte e insistente interruppe la mia pseudo – meditazione.

   “Commissario Butler, chi parla?”

Un forte colpo di tosse dall’altra parte del telefono quasi mi assordò.

   “Scusi commissario, sono Hill. La sua intuizione era quella giusta, dalle telecamere di sorveglianza siamo risaliti a un uomo che ha fatto una chiamata proprio in quel lasso di tempo. Non sembra del luogo e proprio per questo stiamo già mandando via mail la sua foto segnaletica a tutti i comandi di polizia del sud dell’Inghilterra. Vedrà che lo troveremo.”

Tirato un sospiro di sollievo, ingurgitai un sorso dell’ormai tiepida zuppa.

   “Bravo Hill, non appena hai delle novità non esitare a chiamare!”

Richiuso il telefono continuai a gustarmi quella zuppa che dopo quella notizia, sembrava aver assunto tutt’altro sapore, quello della verità. Come previsto, di lì a poco il rumore del fax ruppe il silenzio in quella stanza vuota in cui mi trovavo, facendomi alzare in piedi per vedere di cosa si trattasse, anche se ne avevo praticamente la certezza assoluta: Hill mi stava mandando l’identikit del possibile assassino, o comunque di colui che ci aveva avvertito del fatto. Il lento e incessante rumore del rullo della stampa, lasciava intravedere quanto riportato in quel messaggio e da subito capii di essermi sbagliato. L’intestazione con il logo di New Scotland Yard era molto comune ma mai il toner del fax del mio ufficio aveva avuto l’onore o l’onere di incidere quella scritta.

In pochi secondi il messaggio fu stampato e afferrato il foglio mi avvicinai alla scrivania per osservarlo meglio sotto la luce della lampada, visto che mi ero ben guardato dall’aprire le persiane, così da tenere lontano giornalisti e curiosi.

 

Commissario Roger Butler,

la volevamo informare dell’arrivo nella vostra città di un noto ricettatore di pietre preziose. È atterrato a Heathrow ventiquattro ore fa e la nostra intelligence lo dà per certo a Wellington. Si chiama Amir Edri ed è un ebreo residente ad Anversa. Il fatto che sia in Inghilterra ci spinge a credere che stia per chiudere un affare. Le saremo grati se riuscirà a darci notizie al più presto. Non è un tipo pericoloso ma di indubbia intelligenza. Consigliamo la massima discrezione affinché questo non avverta la vostra presenza.

 

Del tutto impreparato a dover affrontare due situazioni del genere nello stesso momento, afferrai la bottiglia di Gin che tenevo dentro il cassetto della scrivania e tolta con un soffio la polvere che aveva ricoperto il bicchiere, mi versai un abbondante quantità del distillato. Da venti anni che ero commissario nella mia cittadina natale, mai avevo avuto problematiche, se non fosse per qualche discussione fra vicini o piccoli furti soprattutto in negozi. In poco più di tre ore mi si erano presentati un omicidio da risolvere, vista la mancanza di arma del delitto, assassino e movente; e un ricettatore di fama internazionale il quale doveva essere pedinato nella sua permanenza in città.

Con un movimento secco del polso, il contenuto dell’intero bicchiere andò ad ardermi la gola, generando un brivido che mi attraversò tutto il corpo.

*****

   “Buon giorno, vorrei parlare con il direttore, dica che è il commissario.”

La cittadina di Wellinghton aveva avuto solamente tre alberghi nella sua storia, o quanto meno da quando la mia memoria aveva ricordanza; il St. Mary’s Hotel era il più antico della città e anche l’unico che aveva resistito per più di cinquanta anni, nonostante il limitato numero di turisti presenti in città in qualsiasi parte dell’anno. Gestito da un’antica famiglia del luogo, a oggi era l’unico albergo presente, capace però di offrire un ottimo servizio a quattro stelle. La famiglia Holliday, aveva fatto della cortesia e del confort l’emblema della sua attività imprenditoriale, cosa che si poteva palpare anche solamente aspettando poggiati con il gomito al bancone della hall. Con l’indagine sull’omicidio della signora Webb in stallo, avevo pensato bene di occupare tempo cercando informazioni su Amir Edri, il ricettatore segnalatomi da Scotland Yard che senz’altro era alloggiato proprio in quell’hotel.

   “Buon giorno commissario Butler, come mai nel mio albergo? Non dovreste essere a cercare l’assassino della signora Webb?”

Accompagnato da un sorriso, scambiai un’energica stretta di mano con il direttore dell’hotel, nonché mio coetaneo.

   “In effetti Jim, ci stanno pensando i miei uomini, io sono venuto per delle informazioni su uno dei tuoi clienti.”

Il viso dell’uomo si fece subito serio.

   “Spero che non abbia a che fare con l’omicidio.”

Frugatomi in tasca, scrollai la testa.

   “Questo è il suo nome, dovrebbe alloggiare qui, se puoi controllare…”

L’anonimo foglietto che allungai, riportava solamente nome e cognome del presunto ricettatore, nulla che potesse far sospettare di qualcosa Jim Holliday.

   “Non c’è bisogno che controlli, mi ricordo bene questo signore. Era uno straniero, dall’accento sembrava nord – europeo però è partito questa mattina. Ora non è più nel nostro albergo.”

Spiazzato dalla sua risposta e corrugata la fronte, iniziai a domandarmi il perché l’infallibile Scotland Yard mi avesse mandato un fax all’ora di pranzo, quando il sospettato aveva già lasciato l’alloggio dalla mattina.

   “Non ti ricordi se ha accennato a dove dovesse andare o il nome di qualche persona?”

Il direttore scrollò la testa.

   “No. Ha pagato in contanti ed è andato subito via. Gli abbiamo chiamato un taxi ma non so proprio dove fosse diretto. Mi spiace. Se vuoi però ti posso dare la fotocopia del suo documento, ne conserviamo sempre una nel nostro archivio.”

Accettai di buon grado l’offerta di Jim Holliday, così da poter portare a Scotland Yard qualche prova del mio interessamento al caso, prima di sbarazzarmene completamente. Preso quanto mi serviva, in pochi passi mi ritrovai oltre le porte girevoli del St. Mary’s Hotel, proprio sul marciapiede che dava sulla strada principale che tagliava Wellington, quando il suono del mio cellulare fece voltare numerosi passanti.

   “Dimmi Hill.”

Un lungo silenzio, seguito da un chiacchiericcio di fondo, accompagnò per interminabili secondi la chiamata.

   “Confermato commissario, abbiamo l’uomo della registrazione. È stato fermato a Heathrow, stava per prendere un volo per San Pietroburgo. In poco più di due ore sarà in centrale. È stato più facile del previsto commissario.”

Finalmente un po’ di luce su quel delitto.

   “Bravo Hill, tenetelo isolato fino a che non arrivo io, che nessuno si azzardi a interrogarlo. Non appena sarete tutti in centrale chiamatemi, vado un attimo a casa Webb a controllare alcune cose.”

*****

Il parcheggio antistante il commissariato era gremito di fotografi e giornalisti accorsi da tutto il sud – ovest  del Regno Unito per carpire informazioni su quell’omicidio che tante copie avrebbe fatto vendere. Alzato il colletto del mio impermeabile per non essere riconosciuto dai giornalisti locali, gli unici in grado di farlo, mi avviai defilato verso il lato destro dello stabile dove una piccola porta d’emergenza permetteva di accedere ai locali della centrale.

   “Hill, avete sistemato il sospettato nella saletta interrogatori?”

Il giovane collaboratore si affrettò ad avvicinarsi con alcuni incartamenti relativi al fermo dell’uomo.

   “Tutto fatto, c’è solamente da procedere all’interrogatorio. Il sospettato però non ha voluto avvalersi di un legale. Non credo quindi che sarà un compito arduo il suo.”

Volto lo sguardo verso Hill, la mia risata beffarda ammutolì subito l’accalorato assistente che sembrava non vedere l’ora di effettuare l’interrogatorio.

   “Prima di ogni cosa, manda un fax a Scotland Yard dicendo che il tizio di questo documento ha lasciato la città questa mattina e che non abbiamo la più pallida idea di dove sia andato. Se la sbrigheranno loro.”

Passata la copia fatta dal direttore del St. Mary’s Hotel a Hill e afferrati gli incartamenti del fermo del sospettato, mi avviai con decisione verso la sala dell’interrogatorio, ripassando mentalmente tutto quanto studiato in merito, circa trenta anni prima. Soffermatomi per alcuni istanti di fronte alla porta, afferrai deciso il pomello.

   “Ma commissario, questo documento…”

Voltatomi di scatto, iniziai a fissare Hill che immobile al centro del corridoio mi guardava a bocca aperta.

   “Che cosa avrebbe quel passaporto che non va?”

Osservato meglio il foglio, l’assistente si avvicinò a me.

   “Il problema non è il passaporto in sé, ma di chi è. Amir Edri è l’uomo che si trova nell’altra stanza.”

Strabuzzati gli occhi dallo stupore, spalancai la porta della sala interrogatori mostrando proprio quanto palesato da Hill. L’uomo che era stato fermato a Heathrow e che aveva fatto la telefonata dalla cabina pubblica, era proprio il ricettatore segnalatomi da Scotland Yard.

   “Fai comunque quello che ti ho detto, non voglio quei damerini londinesi fra i piedi.”

Con un colpo secco la porta si chiuse lasciando me e Amir Edri separati dal resto del mondo.

*****

Il sigaro poggiato sul bordo del tavolo in metallo, aveva ormai smesso di bruciare e la mia testa stava iniziando a pulsare.

   “Amir, come posso credere a quello che ha detto. Si rende conto che la sua testimonianza è assurda?”

L’ebreo continuava a scrollare la testa portandosi la mano sinistra davanti alla faccia, visto che la destra era vistosamente ingessata.

   “Commissario mi deve credere, è tutto vero. Io non ho toccato quella donna, in tutta la mia vita non ho alzato le mani contro anima viva, perché avrei dovuto farlo su di una vecchietta indifesa?!”

Il mio pugno sbatté violentemente sul tavolo facendo sobbalzare sulla sedia il sospettato.

   “È proprio quello che vorrei sapere! Lei è stato ieri sera in quella casa e dice di aver trovato la signora Webb già riversa per terra, ancora però non mi ha spiegato il perché la signora Webb l’avrebbe invitata  a cena. Che rapporti avevate?”

La fronte dell’ebreo iniziò a riempirsi di piccole gocce di sudore che lentamente solcarono le sue tempie fino alle gote.

   “Diciamo che io e la signora Webb dovevamo chiudere un affare discutendone proprio ieri sera a cena.”

Lentamente con la punta delle dita iniziai a massaggiarmi le tempie.

   “E di che affare si trattava?”

Amir Edri si scostò dal tavolo su cui era poggiato con le braccia gravando con la schiena sulla spalliera della sedia, come a mettersi sulla difensiva.

   “Se posso commissario preferirei soprassedere in merito.”

Allungato la mano sulla tasca del mio cappotto che avevo poggiato su una sedia lì vicino, estrassi il fax mandatomi da Scotland Yard poche ore prima.

   “Guardi che sappiamo benissimo chi è lei ed è proprio questo che mi confonde. Un’innocua vecchietta del Somerset cosa può aver a che fare con un ricettatore come lei?”

Il volto dell’ebreo impallidì all’istante, messo a nudo da quanto arrivatoci da Londra. Tirato un sospiro di sollievo, l’uomo cambiò improvvisamente espressione, come se messo con le spalle al muro, avesse capito che l’unica alternativa fosse dire la verità.

   “La signora Webb non era la tenera vecchietta che tutti credevate. Era una delle mie maggiori fornitrici, lei e un suo socio in affari che però non ho mai conosciuto.”

Alzatomi in piedi, mi avvicinai all’uomo minaccioso.

   “Vuole dirmi che Allegra Webb sarebbe una ladra o cosa simile?”

L’uomo scrollò la testa.

   “No, non dico questo. La signora Webb, non so in che modo, riusciva a recuperare un numero considerevole di pietre preziose che affidava a me per piazzare. Quell’innocente vecchietta era la mia maggiore grossista e glielo posso dimostrare.”

Senza degnare di una risposta l’ebreo, voltai le spalle a quell’uomo sbattendo dietro di me la porta della stanza degli interrogatori. Era impensabile credere che la signora Webb, la mia insegnante delle elementari, potesse essere invischiata in una torbida storia di traffico di pietre preziose. Afferrata una tazza di caffè che un collega mi stava allungando, mi diressi in silenzio nel mio ufficio  senza rivolgere parola a nessuno, con ancora nella testa chiare le parole di Amir Edri. Allegra Webb non poteva essere quella descritta da quell’uomo.

Lasciatomi cadere sulla poltrona, iniziai a riflettere su quanto emerso in quell’estenuante interrogatorio durato più di due ore. Nonostante la reticenza da parte di Amir, quello che era venuto fuori era un quadro verosimile, se non fosse che nulla di quanto dettomi poteva essere reale. Senza capire il perché quell’uomo era stato invitato, sarebbe stato impossibile stabilire un movente e senza ritrovare l’arma del delitto non avremmo avuto abbastanza prove per incriminarlo. Due colpi alla porta mi fecero alzare la testa.

   “Salve dottoressa, dica pure.”

Nonostante non indossasse più il camice bianco, non impiegai molto a riconoscere la signorina Judith Grey che senza farsi pregare, andò velocemente a occupare una delle sedie davanti alla mia scrivania.

   “Come procede l’interrogatorio?”

Una smorfia fu più esplicativa di mille parole.

   “Lei invece cosa ha scoperto?”

Estratta dalla borsa una cartellina gialla, mi allungò l’intero plico mostrando un sorriso compiaciuto.

   “Allegra Webb è stata uccisa da otto coltellate al torace, proprio all’altezza del cuore. È morta praticamente all’istante. All’interno della casa abbiamo trovate molte impronte tra le quali quelle del sospettato.”

Aperto il plico, iniziai a sfogliare velocemente tutta la documentazione.

   “Dell’arma del delitto nessuna traccia?”

La donna scrollò la testa.

   “Niente da fare e non credo che la troveremo facilmente.”

Numerosi incartamenti relativi a esami sulle impronte e su materiali trovati, riempivano la cartellina confondendomi incredibilmente le idee vista la mia inesperienza forense. Schizzi su eventuali ricostruzioni, foto del luogo del delitto, foto dell’intera casa, addirittura della cabina telefonica da cui era stata effettuata la chiamata. Improvvisamente però venni bloccato nel mio vorticoso sfogliare; tornato leggermente dietro, mi soffermai su una foto in particolare, che ritraeva uno strano portaoggetti in velluto scuro a lato dell’imponente tavolo del salone. Tolta la foto dall’ampio mazzo, l’allungai all’esperta forense.

   “Sa dirmi di cosa si tratta?”

La donna mise a fuoco l’immagine per qualche secondo.

   “Sembra uno svuota tasche… perché?”

Ridata un occhiata alla foto, posai il plico sopra il tavolo.

   “Non assomiglia a uno di quei vassoietti che usano i gioiellieri per mettere in mostra gli oggetti da vendere?”

La donna annuì non del tutto convinta.

   “Potrebbe anche essere, ma lo trovo improbabile.”

Lasciatomi andare e sprofondato nella mia poltrona di pelle, iniziai a riflettere sulle parole dell’ebreo.

   “Avete trovato per caso delle pietre preziose o qualcosa che potesse far credere che la signora Webb trattasse oggetti di gioielleria?”

Il volto di miss Judith Grey si incupì come se le avessi fatto venire qualcosa in mente.

   “In effetti qualcosa di stano lo abbiamo trovato. Sopra a un mobiletto c’era una strana lente d’ingrandimento monoculare come quella usata dai gioiellieri. Ma cosa c’entra questo con il caso?”

Alzatomi in piedi bevvi un sorso del caffè che precedentemente mi avevano offerto, prima di dirigermi nuovamente nella sala dell’interrogatorio.

   “Mandi uno dei suoi uomini a recuperare quella lente e ne rilevi le impronte, potrebbe essere una prova molto importante.”

Lasciata la dottoressa alle mie spalle, con passo svelto percorsi il lungo corridoio che mi separava dalla sala interrogatori e una volta entrato, afferrai la prima sedia che trovai a tiro e mi misi affianco ad Amir Edri.

   “Allora, mi parli della sua collaborazione con Allegra Webb e del suo presunto socio in affari.”

*****

Uscito dalla stanza degli interrogatori, questa volta preceduto dall’ebreo, affidai il principale indiziato di questa storia al giovane agente Henry Begum che con sguardo fisso in avanti e petto in fuori, se ne stava a protezione della sala in cui avevo torchiato per ore il test. Affacciatomi con il capo alla porta del mio ufficio, incrociai subito lo sguardo con miss Judith Grey che ancora se ne stava a gambe incrociate davanti alla scrivania.

   “Vado a dare un’altra occhiata a casa Webb, vuole venire anche lei?”

Con un cenno deciso della testa la dottoressa accettò senza pensarci due volte, balzando rapidamente in piedi e avvicinandosi all’entrata del mio ufficio.

   “Prendo le chiavi dell’auto di servizio e arrivo.”

Percorso l’intero corridoio ed entrato nell’ampio ufficio degli agenti semplici, iniziai a frugare all’interno delle scrivanie di questi per cercare il mazzo che mi interessava, quello della Opel parcheggiata dalla parte opposta alla gran calca di giornalisti che affollava l’entrata principale del commissariato.

   “Trovate.”

Afferrate le chiavi, venni distratto da una strana foto sulla scrivania di Begum, che lo ritraeva in strani abiti mimetici, con in mano un coniglio morto e nell’altra un grande coltello da caccia con lama seghettata. Richiuso violentemente il cassetto, alzai la testa cercando con lo sguardo il giovane agente.

   “Begum!”

All’interno della stanza tutti si voltarono, ma nessuno di quelli era l’agente che mi interessava.

   “Commissario, Henry è nel seminterrato a portare in cella il sospettato.”

Presa in mano la cornice, la lanciai fra le braccia di Hill.

   “Falla sparire e di’ a quel coglione che non voglio certe foto nel mio commissariato. Cosa penserà la gente che viene qui da noi… èh?”

Furibondo come poche volte per quella leggerezza, lasciai il commissariato seguito dalla dottoressa Grey la quale, imbarazzata per  il mio sfogo, non  osò proferire parola durante il tragitto.

*****

Tutto era rimasto come lo avevo trovato la mattina, tranne il povero corpo martoriato della vittima che già era stato portato via dal coroner. Scostato il nastro di delimitazione e salutate le guardie a protezione del sito, invitai la dottoressa a seguirmi all’interno dell’abitazione, dove avremmo potuto fare mente locale sulla situazione.

   “Ancora non riesco a credere che la signora Webb potesse essere una piazzista di diamanti.”

La dottoressa Grey strizzò l’occhio.

   “Se fosse stata una donna magari qualche dubbio le sarebbe venuto prima su quella vecchietta.”

Mi voltai perplesso verso l’esperta forense.

   “Intendo dire che una ex insegnante difficilmente si può permettere orologi da tremila sterline. Un occhio attento si sarebbe accorto subito che qualcosa di poco chiaro poteva esserci.”

Allungatami una foto dal plico che si era portata dietro, Judith Grey mi mostrò il particolare dell’orologio che portava al polso la vecchietta. Più passavano le ore e più la deposizione di Amir Edri sembrava realistica. Quella tenera vecchietta, nascondendosi dietro la sua maschera da floricultrice, muoveva un enorme giro di denaro servendosi di quel ricettore che in effetti non aveva nessun interesse a ucciderla.

   “L’uomo che abbiamo fermato dice di essere stato invitato dalla signora Webb proprio per trattare una piccola partita di diamanti. In realtà l’incontro doveva avvenire questa sera ma all’ultimo momento la vecchietta aveva cambiato idea. Sostiene che quando è arrivato la porta fosse socchiusa e la luce non funzionante, proprio per questo le sue impronte sarebbero sparse sul mobilio della parte destra della sala. Una volta arrivato in prossimità del cadavere, avrebbe acceso il cellulare per fare un po’ di luce, mettendo in mostra il cadavere di Allegra Webb. Dopo di che sarebbe scappato di corsa verso l’hotel, orario riscontrato anche con quanto detto dal concierge.  Il resto poi è storia nota.”

Portandomi le mani sul volto, cercai in qualche modi di radunare le idee.

   “Magari lui è venuto qui per trattare, lei non era d’accordo con la percentuale offertagli e l’ha uccisa. Non sarebbe poi una ricostruzione sbagliata.”

Voltatomi verso di lei le restituii la foto dell’orologio.

   “Avete stabilito che i fendenti entrano in obliquo da destra verso sinistra, quindi chiaramente inflitti da una mano destra, giusto?”

L’esperta forense annuì professionalmente.

   “Non può essere stato lui perché ha l’intero braccio destro ingessato. Con la  mano sinistra sarebbe stato impossibile creare quei tipi di ferite.”

Un profondo silenzio invase nuovamente l’intera abitazione, accompagnandoci nel nostro scrutare alla ricerca di qualche indizio in grado di sbloccare il caso, lo sguardo attento e intuitivo della dottoressa Judith Grey era senz’altro quanto di meglio potevo avere in quel momento. Nella mente mi balenavano moltissime idee ma sempre venivo proiettato all’ipotesi del socio in affari. L’unica alternativa ad  Amir Edri, che restava comunque in stato di fermo, era il fantomatico socio di Allegra Webb, di cui però nemmeno l’ebreo sapeva niente. Questo nuovo scenario apriva mille orizzonti su possibili assassini e moventi, dalla rapina a un mancato accordo fra soci, addirittura la possibile vendetta di un ipotetico derubato. Risolvere quel caso sarebbe stato molto complicato, ancora di più non risolverlo, visti i migliaia di occhi della stampa puntati addosso.

Un colpo di clacson colpì la nostra attenzione. Scostate le tende del salotto, la dottoressa si rivolse verso di me.

   “C’è un’auto sportiva rossa.”

Strizzato l’occhio rassicurai l’esperta forense.

   “Tranquilla, è l’agente Hill. Probabilmente avrà qualche notizia.”

Attenti a non toccare niente, così da lasciare incontaminata la scena del crimine, ancora con i guanti in lattice infilati nelle mani, uscimmo dall’abitazione avvicinandoci al finestrino abbassato dell’auto del mio assistente.

   “Commissario, abbiamo delle novità!”

Con un cenno della mano invitai Hill a proseguire.

   “Contro ogni regola e per questo mi scuso, ho mandato Henry un po’ per le strade di Wellington a prendere delle informazioni; in un centro piccolo come il nostro era impossibile non sapere. Secondo alcuni Allegra Webb aveva stretti rapporti collaborativi con un nostro concittadino, confermati dai tabulati telefonici. Mi sono permesso di mandarlo a prelevare per interrogarlo in centrale.”

Attento che nessuno nei paraggi avesse sentito quanto detto da Hill, mi avvicinai ancora al finestrino dell’auto per avere un nome.

   “Jim Holliday!”

*****

L’auto guidata da Hill sfrecciava per le strette strade di Wellington diretta il prima possibile alla centrale dove l’insospettabile proprietario del St. Mary’s Hotel ci stava aspettando per essere interrogato. Visto questa mattina e apparsomi più tranquillo che mai, anche Jim entrava a far parte di questo complicato caso che ormai non finiva più di stupirmi. Nei miei anni di servizio avevo imparato a non fidarmi alla cieca delle voci di popolo ma comunque a prenderle in considerazione perché molto spesso alimentate da una base di verità.

   “Trovato qualcosa in quella posta?”

Con lo sguardo investigativo come il suo ruolo richiedeva, la dottoressa Grey notò subito il mucchietto di buste che avevo prelevato dalla cassetta delle poste antistante la casa della signora Webb.

   “Niente di che, solamente la pubblicità di un’agenzia immobiliare e quella di una beauty farm poco distante da qui”.

Volto lo sguardo per un istante sulla busta che tenevo in mano, Hill strizzò l’occhio.

   “è un eccellente centro benessere, spesso vado lì a rilassarmi. Fanno splendidi trattamenti alla rosa canina.”

Con gli sguardi perplessi fissi su di lui, sia io che miss Grey scoppiammo in una grossa risata.

   “Hill, ero all’oscuro di questo tuo prorompente lato femminile e per essere sincero mi inquieta.”

L’ilarità all’interno dell’auto si fece sempre maggiore, cosa del tutto positiva vista la tensione accumulata con il caso Webb.

   “Non appena avremo trovato il colpevole, le prometto che la porterò con me commissario. Una volta provata, quella beauty farm diventerà la sua seconda casa.”

Annuito con la testa, vista l’incapacità di proferire parola a causa delle risate, cercai di contenermi portandomi le mani sul volto in modo da estraniarmi dal resto del mondo.

   “Ti prometto Hill che se troveremo il responsabile del delitto, non solo verrò alla beauty farm, ma mi farò spargere tutto con quei disgustosi fanghi come si vede in tv!”

Questa volta nulla riuscì a trattenere le risate dalle nostre bocche, risate che dal giorno precedente ancora non avevano solcato i nostri visi. Ben presto però, con una svolta brusca verso destra, apparve di fronte a noi il commissariato avvolto dai giornalisti, circostanza che fece piombare nuovamente l’auto nella compostezza.

*****

Percorso il lungo corridoio, feci segno alla dottoressa di attenderci nel mio ufficio mentre afferrai Hill per il braccio trascinandolo verso l’entrata della stanza degli interrogatori.

   “Questa volta voglio che ci sia anche tu. Intervieni solamente quando sarà necessario, per il resto basterà solamente la tua presenza per tranquillizzare Jim.”

Senza dare nemmeno il tempo al mio assistente di rispondere, aprii di scatto la porta mostrandomi il proprietario del St. Mary’s Hotel seduto in maniera del tutto composta, ma visibilmente turbato.

   “Si può sapere cosa sta succedendo Roger?”

Fatto entrare Hill, chiusi delicatamente la porta e occupato il mio posto, poggiai i gomiti sul tavolo unendo poi i palmi delle mani davanti al viso.

   “Jim, la situazione è spiacevole anche per me, ma se rispondi alle mie domande tutto finirà al più presto.”

Un suo cenno con la testa mi diede il via libera per cominciare l’interrogatorio.

   “So benissimo che anche tu conoscevi la signora Webb, del resto l’abbiamo avuta entrambi come insegnante… ma oltre a questo, hai mai avuto altri rapporti, diciamo lavorativi, con lei?”

Una smorfia di stupore comparve nel viso di Jim Holliday.

   “No, assolutamente. Cosa mai avrei dovuto spartire con la signora Allegra?!”

Volto lo sguardo verso Hill, chiesi con un gesto di venirmi in aiuto.

   “Vede signore, alcune voci parlano di una sua stretta collaborazione con la vittima, circostanza confermata anche da molte telefonate tra la vecchietta e l’albergo.”

Allungato un foglio dei tabulati telefonici che teneva nella tasca interna della giacca, Hill mi mostrò quanto affermato.

   “Allora Jim, cosa hai da dire?”

Scrollata la testa l’albergatore avvicinò la sedia al tavolo.

   “Ti giuro Roger che non ho mai avuto nulla a che fare con la signora Webb. Potrò averla chiamata qualche volta per via della mostra di floricoltura ma nient’altro. Mi devi credere!”

Alzatomi in piedi, mi avvicinai alla finestra che dava su un cortile interno della centrale.

   “Eri a conoscenza di una specie di secondo lavoro della povera signora Webb?”

Nuovamente Holliday scrollò la testa.

   “Assolutamente no! Per me era solamente una vecchietta amante dei fiori, del resto non so proprio niente!”

Avvicinatomi a lui, afferrai il telefono che si trovava sopra il tavolo, iniziando a comporre un numero.

   “In questo momento i miei uomini stanno perquisendo con discrezione il tuo hotel, non ti dispiace se faccio dare un’occhiata anche ai conti e al bilancio, vero?”

*****

Rientrato nella piccola stanza, con in mano uno svariato numero di fogli, avvicinai la sedia a quella di Jim in modo da parlare con lui a quattro occhi.

   “Vedo che l’hotel sta lavorando molto bene!”

L’uomo annuì con qualche titubanza.

   “Secondo quanto riportato da questi documenti avete chiuso lo scorso anno con un incredibile attivo.”

Nuovamente Jim Holliday confermò con un cenno della testa.

   “Ho notato una particolare coincidenza, i clienti che più hanno speso nel tuo hotel nel corso di questo anno, lasciando numerosi soldi in trattamenti e servizi di ogni genere, non sono stati registrati nel tuo archivio delle presenze. Sai spiegarmelo?”

Improvvisamente il suo volto impallidì.

   “Strano, non capisco come sia stato possibile!”

Sfogliata la pagina che stavo scrutando mi soffermai sulla seconda.

   “Il cinque febbraio hai annotato un cliente che ha speso da te quaranta sterline e non hai preso i dati di un altro che lo stesso giorno ha lasciato il tuo complesso spendendone tremila… singolare il tuo modo di archiviare i clienti.”

Chiuso il plico incrociai le gambe iniziando a fissare il volto di Jim Holliday che sembrava essere sempre meno sicuro e convincente, lasciando trasparire i primi segnali di insicurezza.

   “Ma forse io non c’ero e il mio concierge si è dimenticato…”
Lo interruppi sul nascere.

   “Riconosco benissimo la scrittura ed è la tua. Se vuoi dirmi qualcosa Jim, è il momento di farlo.”

Aggrottate le ciglia e impallidito all’istante, l’albergatore non riuscì a trattenere oltre quel groppo che gli chiudeva la gola, sfociando in un pianto liberatorio che inizialmente mi spiazzò.

   “Ho fatto degli sbagli, è vero, ma ti giuro che non ho ucciso la signora Webb!”

La voce rotta di Jim rimbombava in tutta la stanza.

   “Dimmi come sono andate le cose.”

Afferrato il piccolo registratore che si trovava in uno dei cassetti della sala dell’interrogatorio e invitato Hill a entrare per assistere alla deposizione, premetti con decisione il tasto del play.

   “Il mio hotel è sempre stato frequentato da personaggi altolocati, in cerca di un po’ di intimità e relax lontano dal caos di Londra. Alcuni anni fa, visto che gli affari non andavano molto bene, la signora Webb si presentò da me proponendomi un affare. Mentre i clienti erano impegnati a godersi i più svariati trattamenti nel mio hotel, entravo nelle loro camere e, se ne erano in possesso, sostituivo le pietre dei loro gioielli con dei falsi, avvalendomi di una certa abilità appresa da mio nonno materno che faceva l’incastonatore a Southampton.”

Volto lo sguardo verso Hill, capii di essere effettivamente nella strada giusta.

   “La signora Webb l’ho sentita per l’ultima volta una settimana fa ma credetemi che con l’omicidio io non ho niente a che fare!”

Uno strano rumore fece voltare tutti verso le nostre spalle.

   “Scusate ma sembra che abbiamo trovato qualcosa!”

Alzato il braccio verso l’alto, l’agenti Henry Begum mostrò all’interno di una busta in nailon trasparente un lungo coltello dal manico in legno.

   “Ancora le analisi dovute non sono state fatte, ma è proprio il modello mancante nella casa della signora Webb.”

Fatto un cenno all’agente di lasciare la sala degli interrogatori, mi voltai verso Jim Holliday che, con sguardo terrorizzato, continuava a fissare impietrito la porta da cui era entrato Henry Begum. Se non fosse stato per quella sommessa voce di popolo, probabilmente sarebbe riuscito a farla franca facendo accusare di omicidio Amir Edri.

   “Credo che non ci sia altro da aggiungere Jim, per ora rimarrai in stato di custodia cautelare in centrale e se le analisi confermeranno che quello è il coltello dell’omicidio, purtroppo dovremmo portarti al carcere di Taunton.”

Alzatomi in piedi e fatto segno a Hill di portare l’attonito albergatore nelle celle del seminterrato, cercai invano un orologio appeso a quella stanza.

   “Sai dirmi George che ore sono?”

Alzato il polsino della camicia, il mio assistente controllò l’ora.

   “Le nove e trenta commissario!”

*****

Il caffè americano che mi avevano portato sembrava ardere come lava bollente, l’alto bicchiere in cui era servito non permetteva di essere afferrato da nessun lato, certamente avrei dovuto attendere per un bel po’ prima di prenderne un sorso.

   “Come mai commissario questo invito a colazione?”

Allungando il braccio a indicare due posti vicino a me, feci segno agli agenti Hill e Begum di accomodarsi, non prima di avvertire il cameriere di iniziare con l’ordinazione. Il bar era deserto solamente io e la dottoressa Grey affollavamo i pochi tavolini di quel locale, reso più vivo dall’arrivo dei miei colleghi.

   “Volevo festeggiare la non – chiusura del caso offrendovi una splendida colazione, ho già fatto ordinare qualcosa.”

Afferrata la tazza di caffè ancora bollente, poggiai delicatamente la lingua sul liquido per costatarne realmente la temperatura.

   “Questa notte sono stato svegliato dal suono dell’orologio a pendolo di mia moglie, quando qualcosa nella mia testa è scattato. Jim Holliday non è una persona per bene ma non ce lo vedo come assassino, soprattutto per come sono andati certi eventi… anche il ritrovamento del coltello non ditemi che è una cosa normale. Avvolto in un panno all’interno del suo armadio, ma andiamo.”

La faccia perplessa dei miei due colleghi indicava la sorpresa nel sentirmi parlare a quel modo.

   “Proprio per questo, nel bel mezzo della notte mi sono messo in macchina e sono andato a casa della signora Webb per chiarirmi le idee. Un omicidio consumato con un’arma per di più trovata nel posto stesso del delitto, sembra più uno scatto d’ira che un’azione premeditata e allora l’ipotesi che Jim Holliday volesse prendersi tutto il malloppo non ha senso, tanto più se si pensa che era lui stesso a portare le pietre alla Webb… bastava che tacesse e le tenesse per se, non credete?”

Tutto attorno a me vigeva il silenzio, solamente l’annuire con la testa di miss Grey rompeva la strana atmosfera che si era creata.

   “L’assassino, ovvero l’oscuro complice della Webb, sapeva del ruolo svolto da Holliday e quindi è stato un gioco da ragazzi far cadere la colpa su quello sprovveduto albergatore. Il problema però è un altro… chi diavolo è allora il socio della signora Webb nonché suo assassino?”

Entrambi i ragazzi capirono la situazione, sentendosi tutto a un tratto i primi sospettati.

   “Non penserà che sia stato uno di noi?!”

Hill saltò in piedi in preda a una specie di crisi nervosa.

   “Stai seduto George, non ho ancora finito!”

Invitato a riprendere posto, il mio assistente si ricompose cercando di trattenere l’ansia che lo stava dilaniando.

   “Siamo arrivati a Holliday troppo facilmente, scoprire che lui era implicato nel caso è stato banale, come se qualcuno ci guidasse in tutto questo, anche l’arma che ha ritrovato Henry, è stata la più grande botta di fortuna di tutti i tempi.”

Mostrando una strana calma, il giovane agente si sistemò il colletto della divisa.

   “Più che fortuna è stata l’imprudenza dell’assassino a farci arrivare alla scoperta. Forse non credeva che potessimo giungere a lui.”

Scrollata la testa, bevvi un sorso di caffè.

   “Ora vi dico secondo me come è andata… il complice si è recato a casa della signora Webb per discutere del prezzo di vendita delle pietre, visto che la Webb si era scocciata dell’alta percentuale che percepiva o qualcosa di simile. Stufo del comportamento di Allegra e pienamente cosciente sia del fornitore che del ricettatore, ha deciso di ucciderla, studiando un piano per incolpare l’ebreo che una volta arrivato nella casa, ha trovato la cliente già morta. In tutto questo l’assassino è stato attento a portare l’arma del delitto negli alloggi di Jim Holliday e per quanto riguarda il resto lo sapete già.”

Immediatamente lo sguardo di quasi tutti si voltò verso Henry che se ne stava stranamente calmo.

   “Non guardate me, io non c’entro.”

Uno strano cigolio di ruote arrugginite distrasse lo sguardo di tutti quanti sul carrello porta vivande del cameriere.

   “Ecco a voi signori, gentilmente offerto dal commissario  Butler.”

Allungati a tutti i presenti degli alti bicchieri contenenti del sidro di mele, il ragazzo posò davanti a ciascuno dei recipienti debitamente coperti da panni in lino bianchi. Voltato per un istante lo sguardo verso miss Grey, assistetti divertito alla sua smorfia di disgusto alla visione di quel piatto.

   “Certamente non mattutino.”

L’espressione tranquilla e divertita di Henry mi lasciò basito.

   “Sei davvero incredibile!”

Scossa la testa, mi voltai verso Hill che impugnata la forchetta, andò a intaccare un pezzo del suo tortino.

   “Qualcosa non va, commissario?”

Frugatomi nella tasca interna dell’impermeabile e tolte un paio di manette, le poggiai sul tavolo proprio accanto al mio assistente.

   “Vuole che lo arresti qui davanti a tutti?”

Questa volta Henry sembrò capire la gravità della situazione, irrigidendosi sulla sua sedia.

   “No, George, sono per te!”

Un sogghigno del ragazzo fece estrarre immediatamente l’arma all’agente Begum.

Impietrito e spaventato, lasciò cadere la forchetta con il tortino d’anguilla sul tavolo, restando nuovamente con la voglia insoddisfatta di quella pietanza.

   “Anche la sera dell’omicidio la signora Webb te lo aveva preparato, probabilmente sapeva che ne andavi matto!”

Scossa la testa, il mio giovane collaboratore sembrò non trovare parole alcune.

   “Quando questa notte l’orologio a pendolo mi ha svegliato mi e venuta in mente subito la strana coroncina incisa sul quadrante del tuo cronografo, la stessa coroncina che avevo visto su di un modello simile al polso della vittima. È stata proprio la qui presente Judith Grey a farmi notare che una professoressa non poteva permettersi quel tipo d’orologio, tantomeno un giovane agente di polizia come te. Da lì sono iniziate a venirmi in mente altre cose, come l’auto sportiva italiana che possiedi e le visite alla beauty farm di gran lusso appena fuori città e proprio quella ha acuito i sospetti su di te. La rosa canina: se tu avessi evitato quell’accenno ai trattamenti fatti in quel centro, non mi sarebbe tornato in mente il delicato profumo da me avvertito appena entrato nella casa la mattina dell’omicidio. Rosa, per l’appunto. Gli uomini della dottoressa Grey stanno perquisendo casa tua alla ricerca di qualche indizio; purtroppo credo con assoluta certezza che troveranno i diamanti che hai sottratto alla povera signora Webb.”

Come un burattino con i fili recisi, Hill crollò con la faccia sopra il tavolo di quel bar, completamento senza forze, messo al tappeto dalle accuse, troppo precise e pesanti da ribattere. Un agente della polizia autore di un omicidio legato al traffico di diamanti, era una cosa troppo dolorosa per l’intero corpo; l’individuazione di una mela marcia non faceva altro che versare fango su tutti i poliziotti che con sacrificio e onestà portavano a casa ogni giorno la paga, talvolta anche a rischio della propria vita. Arrestare Hill avrebbe fatto molti più danni che lasciarlo andare, ma per onore del giuramento da me fatto, era l’unica cosa che potevo fare. Fatto un cenno con la testa a Henry, invitai miss Grey ad alzarsi così che la potessi accompagnare fuori mentre impietosamente l’agente Hill veniva ammanettato. Uscito con la testa bassa dal locale, scortato dall’ex compagno, George entrò all’interno dell’auto di servizio del commissariato senza degnarmi di uno sguardo, sapendo di aver deluso in prima persona me, che lo consideravo come un figlio. Chiusa la portiera posteriore dell’auto, il suo sguardo si fece ancora più grave di prima, finalmente conscio di quello che lo avrebbe atteso.

*****

<<Il commissario di polizia battè col martello tre colpi. La porta si aprì, i due gendarmi spinsero il prigioniero che esitava; Dantès oltrepassò il limitare terribile, e la porta si richiuse subito con fracasso dietro a lui. Egli respirava un'altra aria, un'aria mefitica e pesante; era l'aria della prigione. >> (Alexandre Dumas Padre – Il Conte di Montecristo)

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