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sabato, 23 Febbraio 2019
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Approfondimento: la SEUM e la "sua" bottega del Rinascimento

La SEUM è un’associazione senza scopo di lucro, dotata di personalità giuridica, a cui aderiscono il Comune di Arezzo, di Anghiari, di Rapolano, la Scuola edile di Arezzo, l’ordine degli architetti oltre a singole personalità e ha nel proprio statuto l’obiettivo della valorizzazione del patrimonio storico e architettonico del territorio, oltre che il recupero di professionalità e di mestieri e la valorizzazione dei centri storici. La SEUM ha partecipato attivamente e volontariamente a tutte le fasi di concertazione del PIUSS e ha sviluppato attività di supporto per il progetto sulla scenografia urbana partecipando anche a specifici bandi per la formazione di professionalità attinenti il recupero dei centri storici (scalpellini, lastricatori, muratori nel campo del restauro e recupero edilizio).

L’associazione collabora già in varie attività con l’amministrazione comunale mediante l’organizzazione di cantieri-scuola, il progetto di recupero dell’immobile di via Pellicceria, il progetto sulla scenografia urbana, nonché vari progetti di cooperazione internazionale.

Per la realizzazione di questa monumentale riproduzione dell’affresco di Piero della Francesca, la SEUM ha voluto mettere assieme 20 giovani da tutto il mondo in un atelier strutturato della bottega rinascimentale. Ma cos’era una bottega nel Rinascimento? Era un luogo d’incontro tra cultura e capacità di creazione, tra sensibilità e bellezza, con al centro l’esperienza delle arti, dei mestieri e dell’apprendistato. Era il luogo dove prendeva corpo l’alleanza tra progetto, qualità territoriale e talento artistico. Le relazioni interne si fondavano sul concetto del Compagnonnage, dal latino “cum panem”: per coloro che stavano in bottega, ogni collaboratore e mestierante era colui con cui si mangiava il pane, cioè colui con il quale si dividevano l’attività lavorativa, le capacità professionali, i valori morali in una condizione di sostanziale uguaglianza. In virtù di questo comune sentire, vigevano gli obblighi non scritti ma non per questo meno seguiti di attaccamento al mestiere, di impegno per la qualità del lavoro, di trasmissione del proprio sapere alle nuove generazioni, di innovazione nelle conoscenze tecniche, di rettitudine morale e solidarietà reciproca.

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