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Approfondimento: in principio fu l'Ambleto. Il Teatro Franco Parenti

In principio fu l’Ambleto. No, non si tratta di un refuso per il famoso dramma teatrale di Shakespeare. Si chiamò così il primo spettacolo che andò in scena al Salone Pier Lombardo, il nome originario di quello che diventò poi Teatro Franco Parenti, o il “Franco Parenti”, o il “Parenti”. A Milano è come parlare oramai della madunina.

Era il 1972 e per il nome venne scelta la strada di Milano dove la struttura si trovava: al numero 14 di via Pier Lombardo. Negli anni, la sala era stata luogo di raduno delle camice nere e dancing per le truppe americane. Il Salone Pier Lombardo nacque dalla volontà di una cooperativa di attori e autori capitanata da Franco Parenti. Un filmato dell’epoca recitava: «il teatro nasce povero ma con un preciso intento: avvicinare alla prosa un pubblico polare».

Non è chiaro che cosa si intendesse per povertà, non certo poteva essere riferita ad aspetti artistici e culturali visto che la qualità del nuovo teatro emerse immediatamente, al di là della bravura dell’attore che aveva concepito l’impresa.

Ed eccoci ad Ambleto: di Giovanni Testori, un Amleto brianzolo intriso di umorismo ed esistenzialismo, di un linguaggio inventato più che dialettale, fu un passo di avvio talmente riuscito che la storia sembrava già scritta. Venne poi la Trilogia di Testori (Ambleto-Macbetto-Edipus) ma anche Il malato immaginario e Il misantropo di Molière, I promessi sposi alla prova sempre di Testori, interpretati da Franco Parenti e tutti con la regia di Andrée Ruth Shammah, spettacoli che fanno ormai parte della storia del teatro italiano.

A Franco Parenti, ad Andrée Ruth Shammah, a Giovanni Testori, a Dante Isella, a Gianmaurizio Fercioni stava stretto il teatro convenzionale, così cercarono un’altra strada, quella di un teatro dove l’anima, la sensualità, il passaggio, il vivere quotidiano fossero la prima cosa a cui tenere.

Oltre a questa concezione di fondo, sin dalla prima regia Andrée Ruth Shammah si pose un problema di messinscena che nel tempo si sviluppò in tre direzioni: intervento sul testo, immedesimazione critica, spazio particolare. Che volta per volta si è tradotto in spazio del mito, spazio della mente, spazio fisico, spazio favolistico, spazio epico. In queste soluzioni spaziali, Shammah ha sempre avuto come punto fisso il testo, sul quale è intervenuta come rielaboratrice o come traduttrice, con una vera appropriazione. Un lavoro fatto di notti insonni, finché lo spazio così concepito non veniva offerto agli attori come metro di lettura e recitazione, fin dalle prove.

Inutile citare tutti i grandi del teatro italiano che hanno legato il loro nome ai cartelloni del “Parenti”, da Dario Fo a Edoardo de Filippo, è anche difficile enumerare tutti i meriti di questo progetto culturale che ancora resiste nel tempo: non si può però non accennare alla cultura ebraica, ebrea è Andrée Ruth Shammah, e al Festival Internazionale di Cultura Ebraica, agli spettacoli di Guido Ceronetti, a Dalla sabbia dal tempo con Moni Ovadia e a La Bibbia ha quasi sempre ragione con Gioele Dix.

Non si può inoltre non accennare all’importante opera a favore del varietà, inteso dai più come genere minore ma non da Franco Parenti che non rinnegava la sua provenienza da quel mondo e il suo tirocinio con Pina Renzi, le sorelle Nava e nelle piccole compagnie d’assalto che battevano la provincia italiana nell’immediato dopoguerra imbastendo durante il viaggio il canovaccio su cui avrebbero improvvisato la sera. Questa attitudine di Franco Parenti a conquistare il pubblico aggredendolo, sorprendendolo, divertendolo gli fu preziosa nella creazione degli spettacoli con Dario Fo o Giustino Durano. All’origine della maniera di Parenti, insuperata, di fare Ruzante o Brecht, Porta o Testori, Molière o Shaw c’era la capacità di cambiare passo che aveva acquisito grazie a questa sua formazione.

Complesso invece fu il rapporto con l’altro monumento del teatro milanese e italiano: Giorgio Strehler e il suo Piccolo Teatro. Scrisse Strehler nel Corriere della Sera in occasione della morte di Franco Parenti nel 1989: «i miei primi spettacoli ci hanno visti vicini… i misteriosi destini del teatro ci hanno riuniti quasi alla fine».

Con la scomparsa di Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah assunse interamente la direzione del teatro che, in onore dello straordinario interprete del palcoscenico, prese il nome di Teatro Franco Parenti.

Recentemente, il Teatro Franco Parenti è stato agli onori della cronaca a causa delle minacce e degli insulti di gruppi cattolici oltranzisti che hanno lamentato la blasfemia dello spettacolo Sul concetto di volto del Figlio di Dio, di Romeo Castellucci. Questi gruppi giudicavano soprattutto inaccettabile una scena: quella in cui alcuni ragazzi lanciano contro l’immensa immagine del volto di Cristo, realizzato da Antonello da Messina, sassi e finte granate, che hanno tutto l’aspetto di escrementi, visto anche l’odore inequivocabile che invade il teatro (la storia racconta le vicende di un padre anziano, colpito da violenta dissenteria). La scena però risulta integralmente tagliata nell’edizione italiana dello spettacolo che è stato difeso dal “Franco Parenti” ed è andato in scena in gennaio mentre la polizia presidiava lo stabile per scongiurare qualsiasi atto di violenta provocazione.

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