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Approfondimento: accadde quel giorno... nei racconti di Angelo Tafi e Tiziana Nocentini

“Giunsero i tedeschi, presero tutti gli uomini, li fecero mettere tutti in fila, li fecero camminare verso il Castro che attraversarono al guado del Molin Vecchio. E oltre il torrente li uccisero a scariche di armi da fuoco. Le donne e i ragazzi rimasti al Mulinaccio non cenarono, quella notte non dormirono.

Siccome gli Alleati erano già vicini all’Olmo e si udivano i rumori degli spari provenienti dal fronte, parve loro che le scariche che avevano ucciso i loro cari fossero spari degli eserciti combattenti.

Il 7 luglio i tedeschi cacciarono via anche loro, tutti. E soltanto quando poterono ritornare compresero che i loro cari erano stati uccisi. Scavarono e li trovarono avvinti e legati, come scrisse dieci anni dopo un giornale dalla morte e da un filo di ferro”.

 

Così Angelo Tafi, nella pubblicazione “Immagine di Arezzo”

 

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“In quel periodo nella zona del Mulinaccio e dal Mutilato (attuale Orciolaia) presso la Parata (torrente Castro) i tedeschi avevano piazzato una batteria antiaerea. I militari che la componevano andavano spesso al Mulinaccio a chiedere viveri. Il casolare era abitato da tre famiglie ma in quel momento erano molti anche gli sfollati: tra le 70 e le 80 persone. Il 6 luglio 1944, verso le due del pomeriggio un tedesco si presentò per avere patate e, probabilmente, anche per verificare la situazione nella zona. La rappresaglia scatterà alle 18 di quello stesso giorno e provocherà la morte di 15 civili”.

 

Così Tiziana Nocentini, Direttore dell’Istituto storico aretino della Resistenza e dell’età contemporanea

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