HOME PAGE UFFICIO POLITICHE GIOVANILI E SPORT
|
|
|
|---|

In particolare qui ci si riferisce alle politiche giovanili come politiche locali, di comunità, che ricercano e valorizzano la partecipazione, il coinvolgimento, il protagonismo dei giovani che vivono nel territorio “per fare” con loro una serie di attività, interventi, progetti. Il Comune, come principale istituzione locale, dispone delle risorse, ci mette la capacità organizzativa, le "linee guida", per così dire, ma i giovani ci devono essere, devono starci, devono partecipare, fare proposte. La storia delle "politiche per la gioventù" è ormai lunga in quanto sono davvero molti i progetti, le iniziative, le sperimentazioni locali che, a partire dagli anni ‘70, sono state messe in campo soprattutto nell'ambito del tessuto associativo (sportivo, culturale, ricreativo, partitico, educativo, parrocchiale) che ha costituito e costituisce tuttora - anche con l'avvento di nuove modalità associative - un riferimento significativo per molti giovani e adolescenti. Quello che si è affermato in ritardo, invece, è lo sviluppo di un insieme di opportunità di incontro, svago, cultura, partecipazione attivato e realizzato direttamente dalle istituzioni pubbliche non vincolato dall’adesione ad associazioni e organizzazioni di qualsiasi tipo. Il pas
saggio alla vita adulta e professionale, l’educazione alla democrazia e alla partecipazione sociale sono state così in gran parte affidate alla famiglia e alla scuola da un lato e, dall’altro, alle "realtà associative" presenti nella società civile Ogni amministrazione comunale che voleva "fare qualcosa" nell'ambito della gioventù ha dovuto, specie all'inizio, “navigare a vista” in quanto non erano ben definite le leggi da prendere a riferimento, sia a livello nazionale che regionale, ad eccezione di alcuni orientamenti proposti dall'Associazione Nazionale dei Comuni sul lavoro e gli informagiovani. Lo sviluppo di idee e progetti è avvenuto più sulla base di sensibilità, creatività e disponibilità economiche presenti nei territori che per riferimenti normativi certi e i Comuni, di fatto, si sono occupati a lungo in modo solitario della "questione giovanile" che in altri Paesi era considerata tra i compiti fondamentali dello Stato e dove gli enti locali apportano il loro contributo progettuale ed operativo sulla base degli strumenti che lo Stato mette a disposizione. In assenza di un piano strategico nazionale sulle "giovani generazioni", sia legislativo che finanziario, i Comuni si sono mossi in modo alquanto 
disomogeneo, in relazione alle risorse ed energie disponibili, ottenendo talvolta grossi risultati nella promozione di valori fondamentali e nel favorire la conoscenza e consapevolezza di importanti temi di attualità (globalizzazione, lotta al razzismo, prevenzione, pace, società multietnica, sviluppo sostenibile, ecc.).ma altre volte le proposte sono state più modeste limitandosi ad offrire ai giovani un pò di intrattenimento e la partecipazione a qualche iniziativa. All'inizio sono stati i Comuni del nord-Italia, di entità medio-grande, ad essere più intraprendentii nei "progetti" per la gioventù ma successivamente l’esempio è stato seguito anche da altre Amministrazioni in differenti aree del Paese. Soprattutto dopo la metà degli anni ’70 - grazie anche alle nuove competenze che nel 1977 sono state delegate dallo Stato alle Regioni e ai Comuni - hanno cominciato a susseguirsi diverse iniziative ( il primo progetto Giovani è del Comune di Torino nel ‘77) che hanno condotto alla realizzazione di importanti obbiettivi come i “Centri di Incontro per Giovani”, gli Informagiovani e le Consulte Giovanili. Altri inteventi realizzati riguardano ambiti particolarmente sensibili sotto il profilo so 
ciale come la promozione di attività educative ed informative sulle droghe, il bullismo, la violenza sessuale, l'omofobia, l'aids, la violenza nello sport,ecc.. Nel complesso questi progetti rappresentano essenzialmente un "nuovo" modo di pensare ai giovani e agli adolescenti da parte dell'Istituzione Comunale basato sul coordinamento e l'integrazione di tutte le risorse interne ed esterne alla pubblica amministrazione, soprattutto in presenza di nuovi bisogni emergenti. Le realtà in cui nascono rendono difficile l’identificazione di precise tipologie, in quanto si tratta di esperienze diverse, spesso originali, a forte carattere locale e ciascuna costituisce una storia a sé anche sul versante delle pratiche concrete. Per semplicità descrittiva riportiamo una divisione in settori che può apparire peraltro schematica: l'informazione, la socializzazione e la cultura, la formazione ed il lavoro, l’emarginazione ed il disagio. Quasi sempre le iniziative hanno visto la collaborazione tra privato sociale, organizzazioni giovanili ed enti locali. Dove si è sperimentata e consolidata questa reciproca interazione è stato più facile dare vita a progetti innovativi e raggiungere in tal modo obbietti 
vi localmente significativi. Un esempio tra tanti è rappresentato dai servizi degli Informagiovani, certamente il più diffuso intervento di politiche giovanili realizzato dai Comuni in tutto il territorio nazionale che ha registrato un continuo sviluppo nel corso degli anni.Oggi, come emerge da un recente studio, gli interventi che i Comuni attuano, in particolare quelli capoluogo di provincia e di regione, sono ad alto coinvolgimento di giovani. In questo senso vengono promossi, sempre di più, progetti che oltre alla dimensione dell’informazione cercano di rispondere alle molteplici esigenze del mondo giovanile. come quelle di espressione artistica e culturale - mettendo a disposizione ad esempio spazi che provengono dal recupero di aree urbane o locali in disuso - oltre alla sperimentazione di iniziative che intendono valorizzano le capacità imprenditive e lo sviluppo di un attitudine al lavoro da parte dei giovani. Ma non è tutto. Anche la mobilità internazionale, il volontariato, l’orientamento professionale, la ricerca di nuove forme di partecipazione alla vita della città, il divertimento in "sicurezza" per i più giovani (es:progetto disco-taxi del Comune di Arezzo), etc. Nel corso del
tempo è cambiata molto la concezione che le istituzioni locali hanno dei giovani visti non solo come soggetti conflittuali, persone deboli o socialmente poco integrate ma anche come persone desiderose di comunicare e di entrare in relazione costruttiva con gli adulti e la comunità locale. L' incontro tra giovani e l'istituzione comunale è allora concretamente possibile e richiede per essere concretizzato di progettare insieme alle organizzazioni giovanili. E' questa la nuova frontiera delle politiche per i giovani. Si attivano percorsi di partecipazione che portano alla produzione di importanti "beni pubblici”; si delinea una nuova dimensione “pubblica” la cui funzione è assunta dai Comuni e dalle organizzazioni dei giovani (anche quelle informali), grazie a nuovi legami tessuti e alle reti locali che assumono senso progressivamente nel tempo. E ciò significa potersi avvalere della spinta propulsiva e dell'entusiasmo che sono determinati dal coinvolgimento dei giovani e dall’esercizio dei loro diritti di cittadinanza attiva..Per questo il Comune deve saper intercettare e valorizzare tutte le forme e modalità - compreso quelle più spontanee ed informali ( ma non per ques 
to meno significative) - di aggregazione e di espressione giovanile, di partecipazione alla vita della città, a partire dal volontariato ma anche l’"associazionismo", il praticare attività sportive, il fare musica insieme agli amici, suonare in una band, frequentare i centri di socializzazione, fino alle varie forme di espressione artistica (graffiti-art, aereosol-art, stikers etc.), l’allestire piste di skateboard ma anche, semplicemente, il frequentare il gruppo informale di amici ed oggi il creare con le nuove tecnologie siti internet, blog, il chattare, l'uso di sms ed mms, il prendere parte ad eventi o movimenti, l'essere coinvolti in progetti ed azioni locali, ecc. Se queste sono le forme rappresentative dell' "universo giovanile" bisogna corrispondere con strumenti ed iniziative che stimolino le attività, la partecipazione e l'aggregazione dei giovani, il rapportarsi con l’ente pubblico in modo collaborativo e allo stesso tempo non burocratico perché solo così si facilita il dialogo tra giovani e Comune - primo passo per conoscersi e costruire insieme un "pezzo" di città.
|
|
|
|---|
